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Terremoto. Ha senso attendere un evento tanto distruttivo per disseppellire i legami umani più profondi?

 

Qualunque tema scelga di commentare e diffondere oggi si arena irrimediabilmente nelle sensazioni di impotenza mista a paura vissute ancora una volta la sera del 26 ottobre con le scosse del terremoto. Esperienza di fragilità e limite. Di rassegnazione e assoggettamento. Sentimenti e sensazioni che però alimentano la solidarietà e l’amicizia. Telefonate e messaggi di amici preoccupati. No stop di notiziari alla faticosa ricerca di informazioni dettagliate e aggiornate.
Sguardi, prima ancora che considerazioni e commenti, dei vicini di casa. E mi chiedo se ha senso attendere un evento tanto distruttivo per disseppellire i legami umani più profondi e più belli. Se non valga la pena impegnarsi a rendere ordinario e quotidiano ciò che abbiamo relegato all’eccezionalità.
Stamattina incontro altri sguardi che spesso cercano nel vuoto una risposta o chiedono semplicemente di raccontare quel frammento di tempo. Dov’erano, con chi, cos’hanno provato, come hanno reagito… regolare la respirazione e riprendere a fare cose. Ma con una luce nuova sulle persone che la vita ti lascia incontrare.

Fonte: Libera Informazione

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