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Grillo insedia Casaleggio jr.

 

“Fucilate” contro Matteo Renzi e “sciabolate” contro i dissidenti interni. Beppe Grillo si prepara alla battaglia contro il referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale del governo e stringe le file del M5S lacerato da mille contrasti. Il leader dei cinquestelle rischia pericolose conseguenze elettorali per i duri scontri interni e per la travagliata navigazione di Virginia Raggi a Roma, un importante banco di prova per le capacità di governo dei pentastellati. Una disfatta della sindaca della capitale non sarebbe un buon biglietto da visita sia per la vittoria del “no” al referendum sia per eventuali elezioni politiche.

Una nuova spinta fortissima arriva nelle battaglie di opposizione totale. Per i grillini è un passaggio importante la lotta sul referendum. Il M5S e Sinistra Italiana hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio contro la domanda sul “sì” o il “no” al centro del referendum. Secondo il senatore cinquestelle Vito Crimi è «un quesito truffa», mentre per il presidente del Consiglio Matteo Renzi e per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tutto a posto. Il Quirinale ha ribattuto: il quesito è stato approvato dalla Cassazione.

Grillo corre ai ripari: lima strategie e rivede l’organizzazione del M5S. Contatti, telefonate, incontri, comizi, vertici riservati ed assemblee con i parlamentari. Quello che era atteso da alcuni mesi alla fine è arrivato. Grillo una volta edificava e amministrava i successi pentastellati con Gianroberto Casaleggio, adesso tesse le medesime iniziative con il figlio Davide. Il fondatore del M5S, assieme a Davide Casaleggio, ha incontrato a porte chiuse a Roma prima i senatori e poi i deputati cinquestelle. Grillo ha detto poche parole, ma significative, ai giornalisti sul senso delle riunioni con i parlamentari: «Io e Davide siamo sullo stesso piano». Ha precisato: «Verrò spesso a Roma, come faceva» Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del M5S, morto lo scorso aprile.

Assieme al giovane Casaleggio, tra torte, candeline e spumante, ha festeggiato con i deputati il settimo compleanno dei cinquestelle: «Il Movimento compie 7 anni. Era il giorno di San Francesco del 2009 quando insieme a Gianroberto presentammo il programma allo Smeraldo di Milano».

È stata la consacrazione definitiva del consolato Grillo-Casaleggio jr., della doppia leadership nel M5S. Una volta la diarchia era tra il comico genovese e l’imprenditore informatico milanese. Ora Casaleggio junior è subentrato a Casaleggio senior. Davide, imprenditore informatico come il padre, è una persona riservata e, al contrario dell’effervescente Grillo, è di poche parole. A giugno, subito dopo il trionfo del M5S alle elezioni comunali, indicò la bussola che voleva seguire: «Non intendo candidarmi né fare politica in prima persona», ma «intendo occuparmi dello sviluppo delle applicazioni di democrazia diretta del Movimento 5 Stelle in Rete». È la stessa strada tracciata dal padre per rinnovare e democratizzare la politica italiana: un uso sapiente e ramificato della comunicazione su internet.

La prima consacrazione del consolato Grillo-Casaleggio jr. è avvenuta a fine settembre nella Festa “Italia a 5 Stelle” tenuta a Palermo. Il giovane timoniere della Casaleggio Associati (“Assistiamo i nostri clienti nella definizione della strategia digitale”) ha incitato i cinquestelle a “rimanere compatti” per lavorare “tutti insieme”.

In cima a tutte le preoccupazioni ci sono le spaccature che scuotono i grillini. In tre anni, dopo l’enorme vittoria riscossa nelle elezioni politiche del 2013, sono scoppiati durissimi scontri interni: molti cinquestelle sono stati espulsi o hanno detto addio. Il timore ora è di una frana elettorale per le troppe guerriglie interne. Ad innescare le paure è soprattutto la caotica vicenda di Roma. Virginia Raggi, pur eletta trionfalmente sindaca della capitale con il 67% dei voti, stenta a governare per difficoltà politiche, economiche e giudiziarie. La sua giunta, a quattro mesi dal voto, è semiparalizzata da una raffica di dimissioni, causate anche da violenti scontri interni al M5S capitolino.

Di qui i martellanti e ripetuti inviti all’unità lanciati anche da Grillo. Il garante del 5 Stelle ha ammesso “qualche piccolo errore”, ma ha sollecitato i militanti e gli elettori a restare “compatti” per far vincere il “no” al referendum sulla riforma costituzionale del governo. Ha definitivamente archiviato “il passo di lato” compiuto due anni fa, tornando ad esercitare una piena leadership carismatica. A fine settembre c’è stata la svolta: «Se devo fare il capo politico lo farò» perché «io voglio stare con il M5S fino alle elezioni e vincerle». Così il M5S è sempre più centralizzato.  Grillo, assieme a Casaleggio, assume la guida dei cinquestelle, mettendo in un canto il direttorio composto da cinque giovani deputati (Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carla Ruocco, Carlo Sibilia) da lui proposto due anni fa e votato sul web dagli iscritti.

Tuttavia è proprio la scarsa democrazia interna, la poca trasparenza delle decisioni a far scoppiare i contrasti. I dissidenti hanno contestato e contestano le scelte prese da ristretti vertici. L’ultimo clamoroso addio è di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma dal 2012, la prima grande città conquistata dai grillini. Pizzarotti, sospeso dal M5S alcuni mesi fa, ha preso la decisione di andarsene dopo lunghi e duri scontri: «Da uomo libero non posso che uscire», adesso «lascio un Movimento che è cambiato». Le decisioni sono prese dal M5S nelle “stanze chiuse”.

Sono volati gli stracci. Grillo ha ironizzato: «Arrivederci Pizza, ciao» e «spero che si goda i suoi quindici minuti di celebrità». Il sindaco di Parma ha replicato: Grillo è «freddo e distaccato, distante e oserei dire quasi inumano». Alla prossima puntata. Nel 2017 si tornerà a votare a Parma e Pizzarotti potrebbe ricandidarsi in una lista civica per un secondo mandato.

L’attività di Grillo è frenetica e le sfide sono tante. I circa 130 mila iscritti dovranno votare sul web le modifiche a regolamento e a non-statuto del M5S. Il garante del Movimento ha invitato a partecipare subito a questa votazione «vitale» che si concluderà il 26 ottobre. Ha ribadito: «O rispetti le regole o vai fuori senza rancore». Sulle espulsioni, oltre a Grillo decideranno tre probiviri: «Faranno da paravento anche a me, perché ricevo una querela al giorno». Non mancano rischiose incognite. Per la validità della votazione su internet è previsto un quorum del 75%, dovranno votare circa 100 mila iscritti. Un’asticella alta da superare. In caso di fallimento del quorum la faccenda si farebbe complicata: servirebbe almeno lo spazio di uno stadio di calcio per contenere una folla di 100 mila militanti.

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