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Turchia. La scure del governo colpisce ancora i giornalisti. E noi non possiamo restare indifferenti

 

Altri 17 colleghi fermati, chiuso l’ennesimo giornale, il quotidiano Ozgur Gundem, noto per le sue posizioni filocurde, per ordine di un tribunale. E poi ancora: tra i 17 colleghi coinvolti ad Ankara, ci sarebbe anche il vignettista spagnolo Dogan Guzel, da almeno dieci anni inviso ai poteri forti turchi.

Quanto si apprende dalla Turchia – in maniera sempre più difficile, per la verità – è lo specchio del fallimento di qualsiasi trattativa internazionale per ripristinare la democrazia in quel Paese. Un Paese che, certamente, sarà strategico per l’Europa ma che continua ad alzare l’asticella contro le libertà, qualsiasi esse siano, ad iniziare da quella d’informazione. Non si può con un colpo di Stato, vero o presunto che sia, giustificare l’abominio di un regime che sta attuando il vero colpo di Stato: quello contro la democrazia.
Ed il discorso vale, ovviamente, per i magistrati, per i professori, per qualsiasi professione o mestiere, per tutte le donne e gli uomini che, da quella drammatica notte, sono vittime della follia del potere di un presidente-dittatore.

Ci sentiamo quasi inermi dinanzi a questo stillicidio, possiamo solo continuare ad esprimere la nostra solidarietà e, come proposto dal Presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, congiuntamente al segretario Raffaele Lorusso, offrire i nostri spazi di libertà.
Offriamo le nostre piattaforme, i nostri canali comunicativi, i nostri giornali, per non far spegnere le voci libere in e dalla Turchia.

Ne va della nostra libertà e della nostra dignità: non possiamo pretendere di far campagne di libertà di stampa, se non offriamo il nostro aiuto a chi, per questa libertà, sta finendo in galera.
E ci sta finendo al posto dei veri delinquenti, quelli che la Turchia sta scarcerando per internare i presunti “golpisti” o, più semplicemente, i nemici di un dittatore!

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