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Taranto, hotspot: la lunga strada che porta altrove

 

L’Italia  è pronta al flusso di migranti in entrata? L’affluenza tenderà a crescere, sempre di più, anche quando non splenderà il sole e le condizioni climatiche saranno avverse, perché i migranti arrivano col mare calmo, ma anche con la tempesta. Gli hotspot  sono una realtà e  accolgono più profughi del numero previsto. La situazione è allarmante e si rischia di non poter più gestire la cosa.

A Taranto  è attivo  l’ hotspot voluto dall’Europa. Qui avviene l’ identificazione e la successiva fotosegnalazione dei migranti.
Qui i migranti dovrebbero restare massimo  72 ore nei centri hotspot  e poi  dovrebbero essere smistati nei centri di accoglienza in cui dovrebbero essere accompagnati, o dovrebbero essere espulsi in caso di respingimento. In questi mesi sono sbarcati centinaia di migranti,  tra cui moltissimi minorenni.

Spesso sono identificati e arrestati anche i  presunti scafisti, ma  dal momento in cui è entrato in funzione l’hotspot non mancano le idee contro  a favore, e le relative polemiche. Accade spesso che,  in caso di respingimenti, ci sia  chi rifiuta l’identificazione per restare qui, e ci si ritrova col pienone e con il caldi che brucia la pelle non è semplice gestire .

Se c’è espulsione  perche si proviene da zone non a rischio guerra, non si hanno documenti nè soldi, e si resta in balia del nulla, alla bontà dei volontari delle molte associazioni che  a Taranto gestiscono sul serio solo col cuore l’accoglienza. Come avveniva mesi e mesi fa, quando in una palestra, la Ricciardi, il problema degli sbarchi era gestito con accoglienza in struttura chiusa e poi tutto era dato al caso.

Vorrei scrivere di barche piene di gente che guarda sulle onde della Senna le Bellezze di Parigi, come i turisti che affollano le rive in attesa di salire sulle imbarcazioni romantiche e suggestive, mentre si deve raccontar d’altro, di caldo, sole, acqua e sale. Ora? Non è cambiato poi tanto, solo che ora si chiama Hot Spot e ci hanno dato questo nome. Ma cosa accade in città agli sbarchi? Lo racconta chi trasporta in altre città queste persone, e chi lo fa conosce il viaggio della disperazione/speranza.

Arriva una nave carica di anime in viaggio, uomini, donne e tanti bambini, e a spesso salme senza nomi, copri da catalogare avvolti in buste di plastica. Scendono a terra, li al porto, proprio vicino ai nastri trasportatore di Ilva , che trasportano minerale, al vento, esponendo gli addetti ai lavori a fonti inquinanti, si , perchè quel vento è quello dei famosi wind days, quando si dovrebbero tenere le finestre  chiuse. E come si chiudono le finestre, se non ce ne sono nelle tende che sono montate in Hot Spot?

Il sindaco e l’Asl consigliano di non esporsi nelle ore più a rischio al vento inquinante, e poi si permette che l’hot spot sia proprio li, dove Ilva regna inquinante. Questo perchè si crede che 72 ore di esposizione alle polveri non siano pericolose? E quando si resta di più, e avviene, e spesso anche , come si gestisce l’esposizione a fonti inquinanti alla luce del dovere di tutelare le persone nel territorio in cui sono accolte?

La lunga strada che li ha portati a Taranto, continua poi nei bus dopo l’identificazione, quando i minori, spesso, restano qui, accolti in centri idonei, mentre  vengono distribuiti cestini di panini e acqua per affrontare il viaggio. Per dove? Altrove, Reggio Calabria, Bari Foggia, Brindisi, e poi verso la Liguria, Toscana, Piemonte. Strade lunghe, di soste e spesso di scorte di polizia quando c’è il rifiuto o l’impossibilità di identificare.

E si va allora altrove, ma dov’è questo altrove? Germania, Svezia, luoghi in cui sesso ci sono parenti ad attenderli, ma spesso non c’è nessuno, perchè nessuno in realtà  vuole prendere seriamente a cuore un problema di integrazione che ormai è improrogabile. Non si può avere in un territorio anime vaganti, che a volte si trasformano in mine, che possono esplodere se portate all’esasperazione. E , nel rispetto delle regole, sempre e comunque, non si può aprire la frontiera se poi non si è in grado di integrare autenticamente, e la frontiera non può essere chiusa, nessuna, perchè se noi siamo liberi di viaggiare e cercare un posto al sole, lo devono essere tutti, ma sul serio, perchè quel posto al sole possa scaldare e non bruciare.

Il terrorismo non arriva coi barconi, e lo stiamo vedendo, ma da quei barconi arrivano occhi disperati che spesso non scelgono di venire qui, ma dietro si lasciano scie di morte e miseria e non hanno alternative,

Taranto non è una città razzista, lo ha dimostrato, ma chi decide  le linee di orientamento per il futuro dei flussi migratori non può pensare che spostare altrove gli immigrati sia la soluzione. Perchè altrove non è un luogo, ma è un punto in cui prima o poi ci si dovrà fermare.

Taranto, come Hot Spot, non si ferma, mai, e intorno all’accoglienza c’è un mondo di solidarietà.

Sarebbe bello chiudere gli occhi e ricordare quel profumo di talco che si spandeva per la palestra Ricciardi dopo le docce dei bambini,  quelli vivi, che aveva portato qui i loro sorrisi. Ma di quel talco non si può e non si deve vivere, perchè esiste un diritto, quello di provarci a cambiare il proprio futuro, e se lo possono fare i ragazzi europei studiando e lavorando all’estero, lo devono fare anche i ragazzi di altri mondi, quegli stessi mondi che dell’Italia ricordano le imprese  di un paese che ha occupato e colonizzato.

Resta l’emergenza di gestire chi sfugge ai controlli, chi vaga per la città deserta in agosto, senza un tempo da impiegare, senza meta, e l’esigenza di dare una svolta seria a questa situazione.

Viaggiare come chi non ha deciso di farlo è difficile da spiegare, e i documenti e i soldi che spesso sono incollati sul petto con adesivi resistenti alle acque del mare sono tutto ciò che hanno i migranti. Ma per andare altrove serve un vero sforzo da parte di una Europa che non riesce a dare risposte. E altrove non c’è nulla. E la disperazione diventa quella mina che s’accende e trasforma speranza in rabbia. Taranto, agosto 2016, terra che accoglie, sempre, comunque e dei bambini e del profumo di talco  racconta e del vento che soffia  sul  porto, che di rosso si tinge le sere d’estate.

Foto di Vincenzo Aiello

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