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Perché i terroristi hanno spesso una vita sregolata?

 

Non solo le autorità, gli analisti e i giornalisti, ma moltissimi cittadini si chiedono come mai gli attentatori suicidi e in generale i terroristi religiosi conducano spesso vite sregolate, consumino droghe e alcolici, frequentino locali di divertimento e non si curino delle prescrizioni coraniche. Eppure, quando vengono chiamati al martirio, essi obbediscano senza ribellarsi, compiendo crimini atroci e, alla fine, immolando le proprie vite. Non ci si dovrebbe sorprendere, perché si tratta della disciplina della Taqiyya (“Inganno”), che è di fondamentale importanza nell’Islam, sia sciita che sunnita, specie in epoca di jihad. Gli integralisti seguono alla lettera la Taqiyya, le cui prescrizioni hanno origine fra le pagine del Corano: “I credenti non stabiliscano mai alleanza con gli infedeli, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò va contro alla religione di Allah, a meno che tema qualche male da parte loro, assumendo precauzioni” (3:28, ma vi sono altri versetti che rafforzano le basi della Taqiyya, fra i quali 2:173; 2:185; 3:29; 16:106; 22:78; 40:28).

Il Tafsir di al-Tabari (importante esegesi coranica) scrive: “Se voi musulmani siete sotto l’autorità degli infedeli, temendo per voi stessi, usate la parola per comportarvi con lealtà verso di loro, anche se nel vostro cuore alberga odio nei loro confronti. Allah proibisce ai credenti di essere in relazione di amicizia o di intimità con gli infedeli invece che con fedeli – eccetto quando gli infedeli li sovrastano. In tale situazione è consentito agire amichevolmente verso di loro”.
L’esegeta Ibn Kathir scrive: “Chiunque, in ogni epoca e in ogni luogo, teme la loro malvagità, si può proteggere mediante manifestazioni esteriori”. E cita Abu Darda, compagno del Profeta, che disse: “Sorridiamo pure in faccia a qualcuno, mentre il nostro cuore lo maledice”. Mentre al-Hassan, anch’egli compagno del Profeta, disse: “Praticare l’inganno (Taquiyya) sarà accettabile fino al giorno del giudizio“.

Ulema importanti come al-Qurtubi, al-Razi e al-Arabi prevedono l’uso della Taqiyya per conquistare la fiducia dei non musulmani. Nella pratica della Taqiyya i musulmani possono – se lo ritengono necessario al fine di ottenere confidenza – comportarsi come gli infedeli: mangiare con loro qualsiasi cibo (persino quelli proibiti dal Corano), danzare nei loro locali, bere qualsiasi bevanda (anche alcolica), rendere falsa testimonianza, adorare idoli e croci, intrattenere rapporti carnali di qualsiasi orientamento. L’unico divieto – che l’integralismo di oggi sembra però aver cancellato – è quello di uccidere persone di fede islamica.

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