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Un’aggravante per chi “molesta” il diritto di cronaca. La proposta prende corpo

 

Chissà che non sia finalmente cambiato il vento. Dopo anni di battaglie per impedire un peggioramento della legislazione verso i giornalisti e dunque verso il diritto dei cittadini di sapere, in controtendenza prende corpo concretamente per la prima volta la possibilità d’introdurre un’aggravante per chi “molesta” il diritto di cronaca con minacce, intimidazioni e aggressioni. A Napoli ne ha parlato il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, sottolineando come il convincimento di un’azione legislativa in tal senso fosse maturato proprio per le motivazioni portate dalla Fnsi. L’occasione, l’incontro per affrontare il tema dei giornalisti e degli operatori minacciati nello svolgimento del loro lavoro, promosso dal SUGC (sindacato unitario giornalisti della Campania ) e dall’Ordine regionale, con la partecipazione di Paolo Butturini e Beppe Giulietti, il presidente della federazione della stampa, che anche attraverso questo sito per anni ha portato avanti l’idea di tutelare un interesse generale alla libera informazione attraverso la previsione di norme che disincentivino prevaricazioni ai danni di chi è chiamato a raccontare fatti di pubblica rilevanza.

Migliore si è detto d’accordo anche col vice sindaco di Napoli Raffaele Del Giudice, che ha avanzato l’dea di trovare nei beni confiscati alle organizzazioni mafiose fondi per risarcire chi vede distrutte proprie attrezzature utilizzate per fare informazione. Convergenza significativa, perchè a Napoli lo schieramento dell’amministrazione uscente è stato in netta contrapposizione con quello al quale appartiene il sottosegretario.E nell’incontro , molto partecipato, nella sala intitolata a Santo Della Volpe ha ripreso vigore anche la discussione su un altro tema di rilevanza estrema: quello delle querele temerarie. Sta crescendo la consapevolezza su quanto costituiscano un macigno sulla libertà di stampa. Il problema è complesso perché talvolta l’intimidazione “legale” arriva prima con lettere e diffide e poi può dipanarsi diversamente in campo penale o civile. Occorre introdurre differenziati deterrenti, che, in sede di richiesta risarcitoria, prevedano la liquidazione di danni a favore del giornalista tratto ingiustamente a giudizio.

Anni fa, l’ex presidente della Camera Violante sostenne che lo strumento esiste già ed è la cosiddetta domanda riconvenzionale.Ma questo apre ad una forbice troppo ampia della discrezionalità del giudice, che, invece, andrebbe maggiormente vincolato ad una specifica previsione legislativa. Cosi’ come nel penale, quando la finalità bavaglio del querelante appare evidente, andrebbe prevista una figura di reato ricalcata sulla calunnia, reato contro l’amministrazione della giustizia, che si configura quando si denuncia o si accusa un innocente sapendolo tale.Una cosa è certa : oggi chi cita o querela ha da perdere troppo poco, le spese legali se va male. Mentre il giornalista, anche quando vince la causa, ha perso tempo, serenità e soldi . Una partita impari a danno del diritto di sapere dei cittadini.

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