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Mostriamo i mostri

 

[Mostro: essere che si presenta con caratteristiche estranee al consueto ordine naturale. In quanto tale, induce  paura e o stupore]
L’orrore che Sara ha subito è mostro. Se lo analizziamo, ordinando in modo naturale tutti i tasselli che lo scatenano, impareremo a (ri)conoscerlo.

L’embrione dell’orrore è partito nel momento in cui l’assassino si è arrogato il potere di tormentare la sua vittima tempestandola di segnali. Lei ha rassicurato i suoi cari sottovalutando il pericolo, confidando che prima o dopo avrebbe smesso. L’assillo inflitto alla vittima designata (vera e propria tortura) è di per sé indice di squilibrio mentale, prodromo di patologia severa che non regredisce, semmai aumenta, se non curata in tempo. Perciò è da considerare campanello d’allarme e dunque va denunciata e il portatore velocemente perseguito.  L’orrore è poi stato allevato dal lassismo, diventando adulto nel momento in cui la vittima  ha accettato  di stare con il carnefice ancora una  volta. La paura tremenda di Sara si è  manifestata fuggendo e urlando aiuto. Ci sono state persone che non hanno raccolto quel terrore, quelle urla,  comunque non hanno raccolto quelle significative espressioni estranee al consueto ordine naturale. E’ in questo tutto che l’orrore ha potuto portarsela via.

Il limitarci a chiamare “mostro” solo il carnefice, seppure fra i più feroci, è puerile, ancorché vile perché non è certamente archiviando in quella definizione le nostre emozioni che il caso si chiude. Non solo non lo chiudiamo,  ma spalanchiamo un’altra porta al prossimo mostro e, ancor peggio,  così agendo corriamo il rischio, sempre più vicino, di classificarlo con caratteristiche  non più estranee, ma compatibili con il “consueto ordine naturale” dove, com’è noto, abbiamo già sistemato mostruosità come l’ignavia, l’indifferenza, il menefreghismo…

 

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