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Morti sul lavoro: Mattarella scrive a Bazzoni

 

“La mia lettera scritta al Presidente della Repubblica, riguardava il dramma delle troppe morti sul lavoro (3/4 morti sul lavoro ogni giorno, festivi compresi), che si smettesse di chiamarle “morti bianche” o peggio “tragiche fatalità”, l’ho ringraziato per il suo intervento il 1 maggio sul dramma delle troppe morti sul lavoro e gli ho chiesto che si riaccendano i riflettori sulle morti sul lavoro, che vengono definite “le stragi nell’indifferenza” e mai parole furono più vere. Infine gli ho inviato la mia poesia “Le chiamano morti bianche”, che il Presidente della Repubblica ha apprezzato molto”. Così ci scrive Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e collaboratore di Articolo21
La sua poesia, che riproponiamo, era già stata pubblicata da Articolo 21, 5 anni fa:

13239895_10207839839088262_1556023051980793067_nLe chiamano “morti bianche”, come avvenissero senza sangue.
Le chiamano “morti bianche”, perchè l’aggettivo
bianco allude all’assenza di una mano
direttamente responsabile dell’accaduto, invece
la mano responsabile c’è sempre, più di una.
Le chiamano “morti bianche”, come fossero dovute
alla casualità, alla fatalità, alla sfortuna.
Le chiamano “morti bianche”, ma il dolore che fa
loro da contorno potrebbe reclamare ben altra sfumatura cromatica.
Le chiamano “morti bianche” per farle sembrare candide, immacolate, innocenti.
Le chiamano “morti bianche”, tanto non meritano
che due righe sui quotidiani, si e no una citazione nel telegiornale.
Le chiamano “morti bianche”, per evitare che si parli di omicidi sul lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, bianche come il
silenzio, come l’indifferenza che si portano dietro.
Le chiamano “morti bianche”, ma non sono
incidenti, dipendono dall’avidità di chi si
rifiuta di rispettare le norme sulla sicurezza sul lavoro.
Le chiamano “morti bianche”,  un modo di dire
beffardo, per delle morti che più sporche di così non possono essere.
Le chiamano “morti bianche”, ma sono il risultato
dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dove la
vita non ha valore rispetto al profitto.
Le chiamano “morti bianche”, ma sono tragedie
inaccettabili per una paese che si definisce
civile, che non può permettersi di avere tutte queste morti sul lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, ma in realtà sono
nere,  non solo perchè ogni morte è “nera” ma
perchè spesso, quasi sempre, le vittime non
risultano nemmeno nei libri paga dei loro
“padroni” : padroni della loro vita. E della loro morte.
Le chiamano “morti bianche”, ma sono un emergenza
nazionale, anche se c’è chi dice che sono in
calo, senza rendersi conto che i dati sulle morti
sul lavoro sono fortemente sottostimati, e che se
calo c’è è dovuto principalmente alla crisi economica.
Le chiamano “morti bianche”, un eufemismo che
andrebbe abolito, perchè è un insulto ai familiari e alle vittime del  lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, ma quanto tempo
passerà ancora perchè vengano chiamate con il loro vero nome?
(Marco Bazzoni)

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