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La mafia dei Nebrodi e i giovani cronisti del Premio Roberto Morrione

 

L’agguato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, che ha scioccato un po’ tutti riportando l’immaginario collettivo sulle mafie indietro di una ventina d’anni, era stato in un certo senso anticipato da due giovani e bravi cronisti, Alessandro Di Nunzio e Diego Gandolfo, più di un anno e mezzo fa, quando hanno inviato il loro progetto al Premio Roberto Morrione per il giornalismo d’inchiesta tv rivolto agli under 31. Un progetto che parlava proprio di agricoltura in Sicilia nella regione dei Nebrodi e di fondi europei accaparrati in modo fraudolento da una filiera mafiosa, ai danni di chi agricoltore e allevatore lo è davvero e della comunità intera.

La loro proposta fu selezionata insieme ad altre due, e alla fine del lavoro, durato circa sei mesi, la loro inchiesta venne indicata dalla giuria a larghissima maggioranza come la migliore, e dalla presentazione a Riccione nel settembre scorso “Fondi rubati all’agricoltura” ha fatto strada e ha ottenuto molti apprezzamenti e conferme dall’azione di investigatori e magistratura.

In quel servizio, girato un anno fa e coadiuvato dalla tutor del Premio Morrione Sabrina Giannini, giornalista di Report, proprio Giuseppe Antoci riferiva le continue violazioni e gli abusi perpetrati nel Parco dei Nebrodi che lui, da quando era in carica come presidente, denunciava sistematicamente, attirandosi minacce e atti intimidatori. L’inchiesta poi ricostruiva come questi abusi fossero messi in atto, individuando anche alcuni dei responsabili, che dopo la messa in onda su Rainews24, ripresa anche da Presa Diretta, furono indagati e arrestati.

La storia di “Fondi rubati all’agricoltura” dimostra da un lato le grandi potenzialità che ci sono tra i giovani cronisti di casa nostra, spesso costretti da un precariato selvaggio e dalla sottovalutazione del ruolo dell’informazione a inventarsi altri lavori per vivere, dedicando il loro “tempo libero” e con scarsissimi mezzi a quella che più che una professione è una vera passione: il giornalismo fatto seriamente e nell’interesse collettivo. Ma dimostra anche che un’iniziativa nata spontaneamente cinque anni fa come il premio intitolato a Roberto Morrione, con risorse contenute ma grande determinazione e un obiettivo chiaro (individuare e supportare i giovani cronisti d’inchiesta), può fare la differenza per i reporter selezionati, che possono realizzare la loro idea, ma anche per i cittadini e persino per gli investigatori, che vengono a conoscenza di realtà altrimenti oscurate.

Di Nunzio e Gandolfo sono stati particolarmente bravi, ma tra le decine e decine di proposte che ogni anno arrivano alla selezione del Premio ce ne sarebbero ben più di tre o quattro, quante sono quelle che noi possiamo finanziare. Tra i sostenitori del premio ci sono realtà importanti del mondo dell’informazione, a cominciare dalla Rai: un invito allora a cogliere l’occasione e venire a frugare tra questi progetti per trovare nuovi talenti e insieme fare buon giornalismo e anche servizio pubblico.

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