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Terrorismo jihadista, non bastano le attività di intelligence

 

Nel contrasto alle imprese del terrorismo jiadista che finora si è concentrato su altre capitali e altri Stati europei ma che, con ogni probabilità, ci si accorgerà da un momento all’altro – e più di quanto sia avvenuto finora per una sorta di ottimismo pregiudiziale – di altri  obiettivi che si possono trovare proprio in Occidente come lo Stato del Vaticano o la capitale della penisola, tutti e due  in grado di avere un grande effetto sui mass media giornalistici e televisivi.  Certo nel contrasto di queste minacce l’esecutivo italiano, come le polizie, i servizi di sicurezza  e le truppe che da esso dipendono sono riusciti finora ad ottenere risultati importanti senza mai enfatizzare il ruolo dell’intelligence e concentrando invece gli sforzi nel potenziare l’attività delle forze del’ordine e della magistratura.

Non si è rinunciato ad adottare strumenti investigativi più moderni o incisivi ma introdotti sempre attraverso norme di legge approvate dal Parlamento: abbiamo creato così una legislazione avanzata sui collaboratori di giustizia ,spesso chiamati “pentiti” e regolamenti up to date sulle intercettazioni telefoniche come per le operazioni sotto copertura su Internet. E’ a questa tradizione che ha fatto riferimento il procuratore capo di Torino in una recente intervista a un quotidiano sottolineando come la risposta europea alla offensiva stragista dell’autoproclamato secondo Califfato  islamista debba muoversi lungo questi binari. “Va potenziata la sinergia tra tutte le istituzioni e le forze in campo e non il mero rafforzamento delle attività di intelligence. Bisogna operare anche per rendere effettiva la cooperazione  giudiziaria internazionale. Spataro è stato magistrato di prima linea nelle indagini sulle Brigate Rosse e poi sulle famiglie mafiose e ndranghetiste. E quindi si è occupato anche di movimenti jiadisti. E’ stato l’autore anche di una delle più importanti inchieste condotte in Europa sulle extraordinary rendition statunitensi e facendo condannare gli agenti della CI e i loro complici italiani che a Milano rapirono Abu Omar.

Nonostante questo, Spataro ritiene che il ruolo dell‘intelligence nelle moderne democrazie sia fondamentale ma che bisogna evitare zone grigie e confusioni. Oggi si ha l’impressione che lo scambio tra informazioni e ‘più efficace proprio in quei paesi che hanno dovuto combattere interni particolarmente radicali come Italia, Germania, Gran Bretagna  e Spagna. Un dato confermato dall’esperienza sul campo di Spataro come responsabile del pool milanese che si è occupato dopo il 2001 di movimenti jiadisti . Lo stesso procuratore ha sottolineato difficoltà nel rapporto con la Francia e la gran Bretagna. E’ necessario peraltro che si cominci subito il percorso per uniformare ordinamenti giudiziari,leggi e procedure in modo da poter rendere valide le prove raccolte in un Paese dell’Unione nei processi di un altro Paese. Cosa che oggi non è ancora possibile. Questo cammino deve cominciare proprio dalle intercettazioni -telefoniche, ambientali o sul web che si sono dimostrate lo strumento fondamentale per la repressione del fenomeno. Altrimenti diventa inutile ogni tentativo di processare e condannare attentatori che agiscono senza frontiere.

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