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No Tav: Flavia Mosca Goretta ha fatto ciò che ogni giornalista dovrebbe fare

 

Se Flavia Mosca Goretta è colpevole lo sono anch’io. Ma non per solidarietà o per modo di dire: se la collega è stata condannata per violazione dell’ordinanza prefettizia (la “zona rossa” in Val di Susa) credo di meritarmi anch’io qualche punizione esemplare dalla Cassazione. E insieme a noi due – sono certo – qualche centinaio di giornalisti. Se non fosse un piccolo ma significativo segnale di involuzione del diritto, basterebbe una colletta per pagare i 100 euro della sanzione e tutto cadrebbe nel dimenticatoio. E invece il caso non va proprio archiviato.

Innanzitutto merito anch’io un ammenda perché Flavia Mosca Goretta, quand’ero direttore di Radio Popolare, l’ho inviata io in Val di Susa a seguire quella manifestazione nel 2011: perché era giornalisticamente giusto mandare un inviato sul posto ma anche perché Flavia la conoscevo come studentessa della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi e ne avevo apprezzato la passione per il mestiere. Per darvi un’idea di come lavora Flavia basti questo aneddoto: un sonnacchioso pomeriggio di agosto riscoppia la guerra fra Ossetia e Georgia; poche notizie certe, qualche immagine nei circuiti internazionali, imbastisco una notizia di poche righe e vado in onda. Qualche minuto dopo esco dallo studio di trasmissione e scopro che Flavia aveva alzato il telefono, aveva chiamato il Ministero degli Esteri dell’Ossetia e si era fatta passare il Ministro facendogli un’intervista. Semplice, no?

Ma sono colpevole anche per almeno altri due episodi che si perdono nella notte dei tempi. Due consiglieri regionali lombardi mi dicono di aver scoperto dove si trova l’archivio sanitario degli abitanti di Seveso colpiti dalla nube di diossina dell’Icmesa. Sono centinaia di faldoni buttati alla rinfusa in un capannone nelle campagne brianzole. Andiamo con una troupe, rompiamo una finestra, riusciamo ad entrare e filmiamo l’ennesimo tentativo di insabbiamento italiano. Qualche anno dopo, quando si stava preparando la prima guerra del Golfo un parlamentare di Democrazia Proletaria mi avvisa che ha affittato una barchetta e vuole andare a impedire la partenza delle navi militari italiane dal porto di La Spezia e mi propone di fare un servizio. Detto, fatto. Al ritorno sulla spiaggia ovviamente troviamo i carabinieri. Per questi due fatti non sono stato denunciato, non mi hanno processato.

Erano reati meno gravi di quelli commessi da Flavia Mosca Goretta? Non direi: a occhio e croce c’è perlomeno violazione di proprietà privata e danneggiamento, forse anche qualche infrazione del codice nautico. Sono stato più fortunato? No, temo che il problema sia ben altro: c’è molta meno tolleranza da parte degli apparati di polizia e per proprietà transitiva della magistratura nello stabilire cosa è permesso e cosa si può sanzionare. Se un giornalista viene condannato, forse un altro ci penserà due volte prima di fare le stesse mosse. Cosa doveva fare Flavia Mosca Goretta nel dicembre 2011 in Val di Susa? Aspettare il verbale della Digos sugli scontri? Prendere per oro colato la versione notav? Ha fatto ciò che ogni giornalista dovrebbe fare. E per questo il più alto grado della magistratura ha detto che ha sbagliato e deve pagare. Sogno un Paese dove magistrati come Caselli o Spataro (ex e attuale Procuratore capo di Torino) dicano qualcosa su questi processi. Ma di una cosa sono certo: se Flavia Mosca Goretta capiterà nuovamente in una situazione simile a quella del 2011 che le è costata una condanna farà ancora una volta il suo dovere di giornalista.

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