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“L’indifferenza è un crimine contro l’umanità”

 

Al liceo Leonardo Da Vinci di Treviso i ragazzi arrivano alla spicciolata, entrano in aula magna, si siedono in ordine sparso. Rimangono in silenzio, in attesa che inizi il convegno “Bambini nei campi profughi”, durante il quale ascolteranno Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, e Beppe Giulietti, Presidente della Federazione Nazionale della Stampa.

Il convegno inizia. I ragazzi ascoltano con attenzione i primi interventi: Massimo Zennaro del Sindacato Giornalisti del Veneto, Daniele Gobbo dell’associazione ArtAttiva, co-organizzatrice dell’evento, Luciano Franchin, assessore alla cultura del Comune di Treviso, che ricorda ai ragazzi che non basta guardare la televisione per conoscere le vere storie dei bambini in guerra, Deborah Compagnoni, ambasciatrice Unicef (nonché la più vittoriosa sciatrice italiana di tutti i tempi) che sottolinea come oggi ci siano posti bellissimi devastati dalla guerra, Mariella Andreatta, presidente del Comitato Unicef Treviso, che ricorda l’importanza dell’impegno e del volontariato da parte di ognuno di noi…

Silenzio nella grande aula magna. Attenzione per questi temi così importanti e attuali. Poi prende la parola Andrea Iacomini, e lo fa alzandosi in piedi e iniziando a camminare fra i ragazzi. “Voi non avete idea di cosa succede veramente a quei bambini, a quei ragazzi, che vivono nei paesi in guerra, che scappano dalle loro case, e vedono le loro città rase al suolo…

Il silenzio dei media è devastante. Quando i telegiornali vi parlano di una ‘emergenza’, ormai è tardi, ormai quell’emergenza è finita. I drammi che vediamo oggi in televisione sono il risultato di situazioni che si sono trascinate per anni e che non si sono mai risolte.

Quando poi succede un fatto eclatante, un fatto che fa ‘notizia’, siamo tutti pronti a ripeterci: ‘Ma come è potuto succedere…? Mai più!’. E subito dopo, nelle nostre televisioni, la notizia viene presto rimpiazzata con banalità e gossip. Breve è la nostra attenzione sulla reale condizione di vita di ragazzi, come voi, della vostra stessa età, che OGGI, ADESSO, sono in guerra. Sono più di 250 milioni i ragazzi sotto i 18 anni coinvolti attualmente in conflitti armati. Che effetto vi fa questo numero? 250 milioni. Per anni e anni di guerra.”

Mi sono soffermata a guardare i volti di quei ragazzi. Da quando ha iniziato a parlare Andrea, un silenzio diverso è sceso nella sala. Si possono udire distintamente i respiri di quei 300 ragazzi. Nessuno più si muove, gli occhi sbarrati, mentre le parole risuonano in quel silenzio surreale.

Poi Andrea ci mostra delle diapositive: sono foto in bianco e nero dei nostri nonni, profughi, nel 1940. A fianco di ogni foto, ce n’è un’altra a colori, dei bimbi di oggi, ritratti nelle stesse identiche pose e condizioni dei nostri nonni. “Guardate come eravamo, noi che adesso alziamo muri”.

Infine, un invito: “Non vi chiedo di cambiare le sorti del mondo. Ci stanno già pensando altri, e vedo con ‘ottimi’ risultati. Vi chiedo invece di non restare indifferenti. Perché l’indifferenza è un crimine contro l’umanità”.

“Andrea Iacomini ci sta invitando a capire, ad approfondire, ad essere partecipi di quanto sta accadendo nel mondo – dice Beppe Giulietti prendendo la parola – perché oggi non possiamo più permetterci di stare a guardare. Dobbiamo chiedere di essere informati in modo corretto, dobbiamo mobilitarci per una nuova ‘Carta di Treviso’ che garantisca un’informazione corretta e trasparente, anche e soprattutto su questi grandi temi di attualità”.

Anch’io ho avuto l’onore di parlare a quei ragazzi, in questa occasione.

Ho ricordato loro una cosa: che ognuno di noi non è più solo uno spettatore passivo davanti alle notizie che ci arrivano dal mondo, ma può contribuire attivamente a mobilitare l’opinione pubblica su questi temi che riguardano anche il nostro livello di umanità e di empatia con gli altri esseri umani. Non dobbiamo sottovalutare il nostro ruolo. Dobbiamo informarci, controllare notizie e fonti, mobilitarci. Il nostro obiettivo minimo dev’essere chiedere una vita dignitosa per ogni bambino.

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