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Con lo skateboard sul clochard. E altri episodi di intolleranza e umiliazioni

 

Nel “Diario degli errori”, Ennio Flaiano scriveva: “Il sale di una civiltà sono i vagabondi. Quando essi godono il rispetto che si deve al più debole è segno che il rispetto per le altre libertà funziona…” Sicuramente non hanno letto Flaiano i protagonisti degli indecorosi episodi avvenuti in questi giorni in varie città italiane a danno di mendicanti e vagabondi.

A Bologna l’ultima umiliazione nei confronti di un senzatetto. Nel cuore della zona universitaria alcuni ragazzi si divertono a saltare con lo skate ma invece di esercitarsi su panchine o muretti lo fanno su un clochard che sta dormendo. Si divertono, ridono tra loro e filmano la vergogna con i loro telefonini. “Non ho parole, solo rabbia”, ha scritto la ragazza che ha ripreso la scena rilevando un altro “inconveniente: “Abbiamo avvertito le forze dell’ordine ma non si è presentato nessuno, magari sono passati più tardi e non li ho visti ma di certo con molto ritardo”.
Altrettanto grave l’episodio avvenuto a Viareggio dove Boris Egorov, artista di strada, soprannominato il “clochard delle bolle di sapone” è stato aggredito, insultato, minacciato e poi inzuppato d’acqua da un commerciante. “Ti spacco la testa”, ripete il commerciante, “Ma ti devo massacrare?” ha ripetuto prima di prendere un tubo di gomma e innaffiare il povero Boris.
Poi, fortunatamente, in seguito al moto di indignazione dei cittadini viareggini le scuse del commerciante, che si è reso conto dell’inciviltà del gesto.
E non è trascorso molto tempo da un altro deplorevole episodio, questa volta a Roma, in cui un tifoso dello Sparta Praga, arrivato per seguire il match contro la Lazio, ha urinato su una donna che chiedeva l’elemosina su Ponte Sant’Angelo e che poi si è allontanata nell’indifferenza dei passanti.

E oggi nel palermitano è stato ritrovato in un’abitazione abbandonata il cadavere di un altro clochard, Antonio Costantino, 48 anni, nato a Corleone, senza fissa dimora, morto carbonizzato nell’incendio innescato con molta probabilità da alcuni lumini accesi per illuminare la stanza.
Chissà cosa avrebbe detto Lucio Dalla che che proprio ai mendicanti aveva dedicato uno dei suoi brani più toccanti: “Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è sulle panchine in Piazza Grande, ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n’è. Dormo sull’erba e ho molti amici intorno a me…”

Il servizio su Rainews24

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