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Rifugiati, la Chiesa “ascolta” il Papa: quattromila accolti in più in 4 mesi

 

I dati sono stati forniti da monsignor Perego nel corso della presentazione della Giornata del Migrante. “L’impegno dell’accoglienza ecclesiale è cresciuto, in particolare, laddove i Comuni sono stati latitanti: una persona su due, per esempio, è accolta in Lombardia”

 

ROMA – Cresce l’accoglienza dei migranti e rifugiati nelle strutture ecclesiali dopo l’appello di Papa Francesco ad aprire le porte di parrocchie e monasteri. Da settembre a oggi sono quattromila in più le persone straniere che hanno ricevuto assistenza dalle strutture della Chiesa italiana. A rivelare il dato è stato monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della fondazione Migrantes, in occasione della presentazione, oggi a Roma, della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2016.

“Al momento dell’appello del Papa a estendere l’accoglienza dei richiedenti silo e dei rifugiati nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nei monasteri e nei santuari, il 6 settembre scorso, nelle diocesi italiane erano accolte quasi 23 mila persone – spiega Perego -. Da settembre ad oggi, sulla base del Vademecum dei Vescovi italiani, abbiamo assistito a un grande movimento solidale nelle nostre diocesi e parrocchie italiane, con l’estendersi del numero di persone accolte nelle parrocchie, che è passato da mille a oltre cinquemila”. L’impegno dell’accoglienza ecclesiale è cresciuto, in particolare, laddove i Comuni sono stati latitanti: una persona su due, per esempio, è accolta in Lombardia in una struttura della Chiesa. “Complessivamente si stima l’accoglienza di oltre 27.000 persone nelle strutture ecclesiali – aggiunge – Contiamo di fare una rilevazione completa a un anno dall’appello del Papa, anche perché la solidarietà  generata dopo l’appello è ancora in atto: per i percorsi di preparazione nelle comunità e nei consigli pastorali, per l’individuazione delle strutture, per la costruzione della rete degli operatori volontari, per le collaborazioni istituzionale da attivare”.

Nel corso del suo interevento Perego ha ricordato alcuni dei principali dati dell’immigrazione in Italia nel 2015, sottolineando ancora una volta che nel nostro paese non è, in alcun modo, in atto un’invasione. “L’Italia, nel contesto europeo, vede fermarsi drammaticamente la migrazione economica, fattore di sviluppo e di crescita fondamentale nel nostro Paese, con il ritorno  di una emigrazione  giovanile che ha superato le 100.000 persone – sottolinea -. Il nostro paese ha visto ancora nel 2015 un flusso considerevole di migranti forzati arrivare in particolare sulle coste e nei porti della Sicilia, ma anche della Calabria, della Puglia e della Campania, in Sardegna, sebbene inferiore del 9% rispetto al 2014. Infatti, lo scorso anno sono arrivati 170.100 persone e quest’anno 153.842 persone. Nel 2015 si è assistito a un cambiamento di rotta, soprattutto per le persone in partenza dal Medio Oriente , dal Corno d’Africa e dall’Asia, che si sono dirette verso la Turchia e sono sbarcate in Grecia: oltre 850.000 persone. A fronte di una persona sbarcata in Italia ne sono sbarcate cinque in Grecia”. Perego ha ricordato che Lampedusa è tornato ad essere il primo porto di sbarco ( con 168 sbarchi e 21160 persone), seguito da Augusta (con 146 sbarchi e 22.391 persone), Pozzallo (con 104 sbarchi e 16.811 perone), Reggio Calabria (con 90 sbarchi e 16931 persone), Catania (con 64 sbarchi e 9.464 persone), Palermo (con 61 sbarchi e 11.456 persone), Trapani (con 55 sbarchi e 8136 persone), Taranto (con 45 sbarchi e 9.160 persone). Sbarchi sono avvenuti anche  a Crotone, a Cagliari, a Salerno, a Corigliano calabro, aVibo Valenzia. “Il ritorno  degli sbarchi a Lampedusa dimostra come l’operazione Triton, diversamente da Mare nostrum, abbia spostato i salvataggi prevalentemente ai confini delle acque territoriali italiane” ha aggiunto.

Il direttore di Migrantes ha inoltre sottolineato che le persone salvate nel 2015 sono state in prevalenza uomini (circa 115.000), mentre le donne (oltre 20.000) sono aumentate del 15 per cento rispetto allo scorso anno. I minori  non accompagnati sono stati oltre 15.000, di cui 4.000 minori parte di un nucleo familiare e oltre 11.000 minori non accompagnati. A questi si devono aggiungere quasi 6.000  minori non accompagnati irreperibili. Rispetto ai 153.000 sbarcati  attualmente sono accolti in Italia, nelle diverse strutture, al 1 gennaio 2016, 103.792 persone – aggiunge Perego -. Nella rete di primissima accoglienza (Cda, Cara, Cpsa) sono presenti 7394 persone (2.000 in meno rispetto allo scorso anno). Nelle strutture temporanee di accoglienza sul territorio nazionale sono oggi ospitati 76.394 persone, oltre il doppio rispetto allo scorso anno. Negli Sprar, strutture di seconda accoglienza degli asilanti e rifugiati, sono  accolte 19.715 persone, un numero di poco inferiore a quello scorso anno. La maggioranza dei minori non accompagnati accolti nelle strutture hanno un’età compresa tra i 16 e i 17 anni (80,6%) e provengono dall’Egitto (2.499), dall’Albania (1.241), dall’Eritrea (1.218), dal Gambia (1.028), dalla Somalia (771), dalla Nigeria (627), dal Bangladesh (608). Purtroppo l’accoglienza dei 10.952 minori non accompagnati  rimasti in Italia (dato al 30 novembre 2014), nella stragrande maggioranza dei casi avviene ancora in strutture di accoglienza straordinarie  al Sud e solo poco più del 10% in strutture familiari e case famiglia. Metà dei minori sono accolti in due regioni: 3.967 in Sicilia, 1.123 in Calabria, mentre in Piemonte ne sono accolti 285 e 283 in Veneto. Le richieste d’asilo nel 2015 sono cresciute a 82.940 rispetto alle 64.689 del 2014, con un aumento di circa il 40 per cento. Le decisioni prese dalle Commissioni nel 2015 sono state 70.037, con un aumento di oltre il 95 per cento rispetto alle 36.179 decisioni nel 2014. Nel 2015 l’esito delle decisioni ha visto un titolo di protezione internazionale (asilo, sussidiaria e umanitaria) per 29.182 persone, pari al 42 per cento, mentre  il diniego  è avvenuto per oltre il 52 per cento delle domande. Il 6 per cento delle persone si sono rese irreperibili. Rispetto al 2014 si sono invertiti i numeri: erano il 60 per cento coloro che avevano ricevuto un permesso di protezione internazionale e il 37 per cento i diniegati. “Una domanda è lecita – conclude -: s’indebolisce la protezione internazionale in Italia?”. (ec)

Da redattoresociale

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