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Quando i kamikaze scappano

 
Quando i kamikaze scappano. La notizia la trovate ovunque: “La resa dell’Isis a Ramadi”, Corriere, “La grande fuga dei miliziani”, Repubblica, “L’Iraq caccia l’Isis da Ramadi”, Stampa. É importante per tre ragioni. Ramadi fa parte di quel “triangolo sunnita” dove gli Stati Uniti avevano perso la seconda guerra d’Iraq, quella per il controllo del territorio. Una zona, dunque, dove i terroristi avevano trovato terreno fertile e dive avevano potuto reclutare ufficiali e soldati di Saddam Hissein, convertiti al jihad. In secondo luogo Ramadi è stata presa da truppe irachene, tornate a vincere grazie alla cooperazione di Iran e Stati Uniti. Infine la fuga dissolve il mito dell’invincibilità del fanatico kamikaze e riduce di molto l’efficacia propagandistica dei due ultimi attentati (al Bataclan e all’aereo russo in Sinai) con cui Daesh voleva spostare l’attenzione dalle sue difficoltà in Siria e in Iraq.
Purtroppo il nemico resta fra noi. Non perchè arrivi sulle carrette del mare, ma perchè lo tolleriamo o addirittura lo addestriamo. É stato ucciso con un colpo alla testa Naji Jerf, aveva 37 anni e animava il gruppo di giornalisti e operatori del Ribss,“Raqqa viene sterminata in silenzio”, che combatteva Daesh narrando al mondo la verità e dissipando le brume della loro propaganda. Dove è stato ucciso? In Turchia. E in Turchia a ottobre erano stati ammazzato e decapitati due suoi amici collaboratori. L’Europa chiederà conto a Erdogan del ripetersi di assassini e di stragi dell’Isis sul suo territorio mentre il suo governo fa la guerra ai Curdi? Inoltre Ryad sta preparando il dopo Daesh. É Jabhat Al Nusra, scrive Jason Burke su Repubblica, vero erede di Al Qaeda, alleato dell’Arabia Saudita contro il tiranno Assad. Botrebbe essere invitato al tavolo del negoziato, dopo la vittoria. Vi pare sensato?
Milano soffoca, avvelenata dalle polveri fini, dopo un autunno inverno troppo secco. Pisapia la chiude al traffico per tre giorni dalle 10 alle 16 e “Lo smog diventa un caso politico”, Corriere, “Via ai divieti tra le liti”, Stampa. Il sindaco contrattacca con un’intervista a Repubblica: “Anni di lavoro per l’ambiente.Contro di me solo attacchi politici” (di Grillo e Salvuni), e Del Rio annuncia “Un piano del governo”. Chiudere al traffico le città, dopo l’entrata a scuola e al lavoro e prima dell’uscita, a me pare il minimo sindacale. Di smog si muore. E senza cambiare direzione di marcia all’economia non ci sono soluzioni durature. Dovremmo ridurre di un terzo il numero delle auto circolanti, della metà il trasporto merci su strada, dovremmo abbattere l’inquinamento da riscaldamento delle case, investire nella ricerca e nell’energia verde: il contrario di quanto il governo sta facendo, sperando che meno vincoli e più bonus fiscali agli imprenditori ci regalino la sospirata ripresa.
Rimpasto e unioni civili. Renzi svolta a sinistra, secondo Repubblica, Stampa e pure il Giornale, che titola: “Renzi corteggia la sinistra e gela il partito della nazione”. Insomma, un ministero in più all’NCD perchè ingoi la legge sulle Unioni Civili, che prevede “persino” la possibilità per il convivente gay o lesbica di adottare il figlio del partner. Ma la ragione della svolta -se mai di svolta si dovesse trattare- sta nel tentativo di neutralizzare liste “di disturbo” alle prossime amministrative, riconducendo Sinistra Italiana e SEL a coalizioni che abbiano al centro il Partito Democratico. Ci crede persino Bassolino, che chiede l’appoggio di Renzi “contro M5S e De Magistris”. Se fossi in Cuperlo e Bersani (ma anche in Fassina e Vendola) andrei a “vedere”, como usa dire nel gioco del poker. Renzi si è stufato della Merkel, vuol di nuovo cambiare verso? Convochi per febbraio un congresso straordinario del Pd (senza elezione del segretario) e approvi alla luce del sole un documento programmatico sulle cose da fare fino al 2018. Se no, sono balle. Pura politica dell’incorporazione. By Ainis

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