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Bi–sogno di pace. L’empatia di un viaggio

 

Non avrei pensato fino a pochi giorni prima del nostro viaggio di realizzare un filmato con la UIL e più in genere con un sindacato . Invece attraverso Michele Stallo fotografo con cui sono stato in Iraq nel 2002 per un film documentario “Il Cielo sopra Bagdad” sono entrato in contatto con Alessandra Aldini Coordinatrice del nuovo Servizio Rapporti con le ONG della UIL.

Un colpo di fulmine, ci siamo subito trovati in perfetta sintonia ed è iniziato il viaggio, Alessandra, Michele Stallo, l’antropologa Rosa Parisi ed io. Il progetto  era di andare a capire meglio e documentare con foto e video la situazione dei flussi di rifugiati e richiedenti asilo nella zona dei Balcani, partendo da Belgrado per attraversare poi  le frontiere di Serbia, Croazia, Slovenia, Austria ed Ungheria.

A Belgrado si è unito a noi Gaetano Nardone operatore INTERSOS che ci ha fatto da guida. In particolare si voleva porre un accento sulle donne migranti, donne con i bambini, con le famiglie. Donne in fuga dalla guerra e dalle violenze dei conflitti, ma anche donne per loro natura portatrici di pace e di possibili forme d’integrazione.

La mia idea di regia in questi casi si pone anzitutto  contro quella “media cannabalization , quello sfruttamento delle immagini di chi soffre proprio di tutti i media commerciali e non.

Quindi  obbiettivo, condiviso pienamente da tutto il nostro gruppo,  è stato di muoversi “alla pari”  con i migranti che incontravamo, con empatia, senza idee preconcette da dimostrare o scoop da realizzare. Un colloquio quando possibile, ma quando non era possibile, quando avremmo dovuto rubare le immagini ci siamo fermati e abbiamo solo guardato e parlato, cercato di capire e di farci capire.

Abbiamo trovato così emigrati afgani e pachistani,  famiglie siriane, mamme e nonne e papà, i figli piccoli. Li abbiamo seguiti nei loro viaggi in bus da Belgrado verso i confini, nelle attese, nei campi di accoglienza. Un reportage senza voci fuori campo, ma con interviste e testimonianze brevi, ed estemporanee, filmate al volo,  cercando quasi di far sparire la telecamera.
L’impressione è che malgrado le difficoltà, le traversie affrontate traspare tra le preoccupazioni e le ansie  anche un’ allegria, ridono : sono persone appena scappate e sopravvissute a situazioni orrende.

Se solo siamo riusciti a dare voce ad alcuni di loro e a mostrare che sono proprio e semplicemente  persone come noi, che solo stanno passando una situazione difficile, persone che possiamo aiutare a stare meglio,  forse il nostro sforzo ha avuto senso.

Poi una settimana dopo sono successi i fatti di Parigi e ancora di più ora è necessario capire chi sono “gli altri”  e non creare mostri dei media.

Guarda il filmato

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