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Armi dall’Italia all’Arabia saudita. Tutto regolare?

 

Non passa giorno senza che, stando attenti- tra un pensiero e l’altro- a quel che emerge dal mondo dei mezzi di comunicazioni europei e del pianeta (non bastano quelli italiani, che – più di un volta- hanno limiti di racconto che vengono dalle proprietà  per non parlare dei pregiudizi “culturali” che altre volte li bloccano) si apprendono notizie che fanno accapponar la pelle. Per esempio, in queste settimane, il commercio internazionale delle armi, e in particolare delle bombe, in cui il nostro Paese ha una parte tutt’altro che secondaria non può che prosperare e, se le fabbriche tedesche pensano a fabbricarle, ci sono poi gli italiani. E lo sappiamo soltanto perché un deputato sardo, Mauro Pili, eletto dalla lista Unidos, ha consegnato la notizia al suo profilo Facebook e ha mandato ad amici e a giornalistici immagini e video di questo “clandestino” commercio.
Ma il nostro ministro della Difesa, l’onorevole Roberta Pineotti, ha subito dichiarato: “Tutto secondo le nostre leggi. Si tratta di una fabbrica tedesca che produce in Italia. La produzione può essere svolta e l’esportazione può essere fatta. Per quanto riguarda le autorizzazioni è tutto regolare altrimenti non partirebbero in visibilità come fanno.”  E questo in barba – potremmo dire – all’articolo della Costituzione italiana, l’articolo 11  che dice testualmente parole incise nella nostra storia in un Paese che ha partecipato a due guerre mondiali, ha avuto quasi un milione di morti nel secondo grande conflitto terminato nel 1945 e che vale la pena di riportare  ancora una volta per i lettori: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

E’ difficile essere più chiari e limpidi di come sono stati i nostri padri costituenti in quello ormai lontano dicembre del 1947, scrivendo l’ultima stesura del dettato costituzionale. Così  noi, malgrado l’articolo 11 abbiamo una legge che santifica il commercio di armi e consente al governo di parlare come ha parlato il ministro Pinotti. Le bombe, nel caso specifico, sono “le micidiali bombe Mk 83 prodotte dallo stabilimento tedesco nel paese di Domusnovas, in Sardegna.  “Quelle stesse bombe – dichiara ancora l’onorevole Pili – che hanno già provocato la morte di altre 400 bambini nello Yemen dove l’Arabia saudita sta conducendo un vero e proprio attacco distruttivo che sta devastando le popolazioni civili. Tutto questo traffico di morte dalla Sardegna sta avvenendo con l’avallo del governo italiano. A tutto questo si aggiunge che questo acquisto, condannato personalmente dal segretario generale delle Nazioni Unite, è stato avallato dal governo americano che ha dato il suo via libera al rifornimento di armi all’Arabia Saudita per un costo stimato di un miliardo e 290 milioni di dollari e il numero di 2000 bombe Mk 83 dalla Sardegna.

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