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Vertice UE. Scacco matto della Merkel che impone sostegno a Erdogan e boccia la finanza mutualistica

 

Di Pino Salerno

Era il quarto vertice dei capi di stato e di governo della UE del 2015, quello che si è tenuto giovedì sera fino a tarda notte a Bruxelles, su tre temi caldissimi: la richiesta di David Cameron, premier  britannico, di adottare una serie di riforme per scongiurare la Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dalla UE; la cosiddetta riforma mutualistica delle banche, che avrebbe consentito la creazione di un gruzzolo a livello europeo per garantire i correntisti dai fallimenti bancari; il rapporto con la Turchia a proposito della gestione dei profughi.

Le richieste di Cameron prima del referendum sulla Brexit

Per quanto riguarda Cameron e la Gran Bretagna, il premier conservatore sta portando a casa la sua battaglia per riformare la UE secondo un modello politico anglo-francese, con la benedizione di Angela Merkel. L’accordo è che Cameron scriverà al presidente del Consiglio europeo la lista “della spesa” britannica per un cambiamento “radicale” delle regole UE. La lettera sarà consegnata a novembre, in modo che possa essere discussa al vertice dei 28 a dicembre. Cameron ha così giocato d’astuzia, perché non ha spiegato né detto nulla sui dettagli delle sue richieste, né ha replicato sulla posizione britannica a proposito della divisione dei migranti. Ha rinviato tutto a dicembre, vincendo così il primo round di una contesa che si annuncia lunga e difficile e da non sottovalutare, per i riflessi che potrà avere sul destino dell’Europa unita.

Merkel e la Germania bocciano la proposta Draghi della finanza mutualistica

Sulla questione della finanza mutualistica, la discussione è stata aperta e chiusa in un attimo per la posizione dura e contraria della Germania, che teme i riflessi interni sui risparmiatori tedeschi, i quali potrebbero pensare che i loro risparmi possano essere utilizzati per salvare banche e istituti di credito di altri paesi. Dinanzi al vero gigante economico della Ue cos’altro si poteva fare? Accettare, senza fiatare. La proposta in realtà veniva dalla management della BCE, e dunque in molte stanze che contano la posizione tedesca è stata assunta anche come una sfida a Mario Draghi. Ma anche su questo, si è aperto un contenzioso che avrà strascichi importanti nel prossimo futuro.

Migranti. Merkel e Hollande impongono il canale privilegiato con la Turchia. La Commissione va ad Ankara col cappello in mano

Il terzo punto, che ha visto la partecipazione anche del nostro premier, giunto in ritardo e sostituito dal premier maltese per i punti precedenti, era relativo alla missione della Commissione europea in Turchia a proposito della possibilità di intervenire concretamente per riorganizzare il flusso di centinaia di migranti e profughi dalla Siria e dal Medio Oriente. Sostanzialmente, dal punto di vista geopolitico, la Commissione ha cercato di spostare in Turchia il confine meridionale della UE, pagando un pedaggio di 3 miliardi di euro al governo Erdogan, la garanzia di apertura dello spazio Schengen ai cittadini turchi, che così non avranno bisogno di mostrare i passaporti, la riapertura del dossier Turchia per l’ingresso nella UE. Per tradurre: la Commissione UE è andata col cappello in mano dal presidente turco Erdogan, a meno di due settimane da un importante e delicato voto legislativo e a pochi giorni dall’attentato di Ankara, mostrando tutta la propria debolezza, e finendo per essere considerata come la vera supporter di un presidente che dire controverso è davvero poco. Ma per trattenere in Turchia quelli che Juncker ha contato come i due milioni di siriani, la Commissione è stata disposta anche a tutto.

A dare credito alla missione “suicida” e politicamente sbagliata della Commissione, è intervenuto lo stesso presidente del Consiglio europeo, Tusk, il quale ha dichiarato che “l’accordo con la Turchia ha senso solo se riesce a fermare con efficacia il flusso dei rifugiati”. L’Europa non li vuole e gioca sporco con un tiranno. La Turchia per ora accetta di buon grado soldi e aperture, e poiché già ospita due milioni di rifugiati siriani, disporrà di accoglierne altri due milioni. Angela Merkel, vera tessitrice delle relazioni diplomatiche con la Turchia, ha già annunciato che domenica volerà ad Ankara per parlare con Erdogan. Un incontro che si annuncia come un sostegno al partito Giustizia e Sviluppo di Erdogan. È stata Angela Merkel a dire al vertice UE, infatti, che la “soluzione turca” è obbligata dal fatto che oggi non vi è alcuna divisione paritaria per i rifugiati in ambito UE, con la forte opposizione di Gran Bretagna e soprattutto dei paesi dell’Est, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. Ovviamente, nessun leader europeo ha contrastato questa strategia politica a regia franco-tedesca. Perché i francesi, con Hollande, hanno ottenuto quel che chiedevano, ovvero un nuovo sistema di controlli alle frontiere, dopo i casi di Ventimiglia e di Calais, con l’impiego di forze di nuove forze speciali di guardie frontaliere e costiere, allo scopo di rafforzare Frontex.

La questione aperta degli hotspot: centri di accoglienza o campi di concentramento?

I tedeschi, sostenuti da austriaci e sloveni, spingono per la creazione a Lampedusa e nell’isola greca di Lesbo dei cosiddetti “hotspot”, i centri di accoglienza dove identificare e registrare per la prima volta i migranti, in modo da distinguere nettamente coloro che sono rifugiati politici da coloro che migrano per fame, una divisione surreale e disumana. Greci e italiani sono convinti però che questi hospot non debbano essere “campi di concentramento. Tsipras ha anche sollevato una questione enorme a proposito dei rapporti con la Turchia sul pattugliamento delle coste dell’Egeo. Ed ha ricevuto una secca replica dalla stessa Merkel, che gli ha ricordato che il canale che separa la Grecia dalla Turchia è del tutto nelle mani dei trafficanti di esseri umani, e che dunque occorre tornare ad Ankara per definire la questione delle competenze territoriali.

Il commento: “politica in Europa diventata tossica e divisiva”

La sensazione che questo quarto vertice UE ha fornito agli analisti è che su tutte le questioni relative alle politiche per l’immigrazione l’Europa abbia ormai perso la bussola, consentendo alle forze di estrema destra, sia al governo in alcuni paesi, che all’opposizione in altri, di imporre l’agenda, come nel caso dell’Ungheria, che ha già costruito e innalzato muri di filo spinato alle frontiere. Amaro il commento del Gruppo consultivo di Eurasia: “la politica in Europa è diventata tossica e divisiva”.

Da jobsnews

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