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“No bavaglio”, appello contro la legge: primo firmatario Rodotà

 

“Ancora una volta si cerca di colpire la libertà d’informazione e il diritto dei cittadini di essere informati cercando di mettere un bavaglio ai giornalisti”. Esordisce così il testo dell’appello promosso da numerosi giornalisti e giuristi tra cui Stefano Rodotà (primo firmatario), Marino Bisso, Arturo Di CorintoGiovanni Maria Riccio sul sito No bavaglio.

“Il disegno di legge approvato alla Camera che delega il governo a predisporre norme in materia di pubblicazione delle intercettazioni è un fatto gravissimo.
Con la delega al Governo si sottrae al Parlamento la decisione sui diritti fondamentali, che dovrebbe essere di sua stretta competenza, e si impedisce all’opinione pubblica di esercitare il diritto di seguire con trasparenza i lavori parlamentari e l’attività di redazione legislativa, così come riconosciuto dalla Costituzione. Non può essere il potere esecutivo a stabilire quali siano le notizie rilevanti per i cittadini.

Nei Paesi democratici sono i giornalisti che decidono quali sono le notizie che vanno diffuse oppure no, in base a criteri di rilevanza, attualità, interesse pubblico e privacy a tutela dei diritti dei singoli. Oggi, se il giornalista sbaglia, sono già previste sanzioni. Quindi non è vero che questa riforma tutela la privacy dei cittadini che è ampiamente garantita dalle norme vigenti.
La legge italiana sulla privacy inoltre chiarisce il concetto di “minore aspettativa di privacy per i personaggi pubblici”, le cui notizie sono protette solo se non hanno “alcun rilievo per l’informazione”, e la stessa corte di Strasburgo ha chiarito che tutto ciò che li riguarda, penalmente rilevante oppure no, va pubblicato perfino quando vi sia violazione del segreto istruttorio.

Si istituisce una censura preventiva che consente ai poteri pubblici e privati di sottrarsi al controllo dei cittadini.
Il nuovo Ddl sulle intercettazioni colpisce duramente il diritto di cronaca. Intercettazioni di minore rilevanza giudiziaria, ma di grande interesse pubblico, non potranno essere più né divulgate né conosciute dai cittadini.
Così come nel 2010, contro il decreto Alfano, oggi contro il ddl del governo Renzi siamo pronti a mobilitarci: non ci faremo mettere il bavaglio.

Chiediamo che dal disegno di legge all’esame del Senato venga stralciata la disciplina delle intercettazioni per restituire al solo Parlamento questa delicatissima materia, tutelando la pienezza del diritto di informare e ad essere informati, solennemente riconosciuto dall’articolo 21 della nostra Costituzione.

PRIMI FIRMATARI:
Stefano Rodotà
Marino Bisso
Arturo Di Corinto
Giovanni Maria Riccio

Federica Angeli (La Repubblica)
Attilio Bolzoni (La Repubblica)
Carlo Bonini (La Repubblica)
Pietro Colaprico (La Repubblica)
Stefano Corradino (Articolo 21)
Alberto Crepaldi (Wired)
Gianni Ferrara (Giurista)
Tommaso Fulfaro (Articolo21)

Giuseppe Giulietti (Articolo 21)
Alessandro Mantovani (Il Fatto Quotidiano)
Laura Maragnani (Panorama)
Liana Milella (La Repubblica)
Fausto Napolitano (Imprenditore) 
Carlo Picozza (La Repubblica)
Guido Romeo (Wired)
Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano)
Fiorenza Sarzanini (Corriere della Sera)
Barbara Scaramucci (Articolo21)

Guido Scorza (Giurista)

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