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Ho vinto e vi permetto di accodarvi

 

Il denaro in America continueràa costare lo zero virgola. Viva, direte voi, così non si rischia di soffocare la ripresa. I commentatori interpretano, invece, la scelta della Yellen come segno di incertezza. “Economia, i timori americani”, titola il Corriere “La manovra è solo rinviata” spiega il Sole. “Il rinvio causerà instabilità”, Bini Smaghi a Repubblica. La ragione è semplice: non si combatte a lungo una crisi strutturale con dosi continue di metadone. Perché l’assuefazione genera nuovi rischi Così Wiedmann, Draghi e Moscovici avvertono l’Italia: non è tempo di tagliare tasse (poi quelle sulla casa!) a debito. Quel che vi ha fatto risparmiare il QE, usatelo per ridurre il deficit.

Renzi o prendere o lasciare, dice un ometto col basco, “Veramente di un’astuzia raffinatissima” fa eco il secondo. L’astuzia, che Altan non vede, viene lodata da Repubblica, Sole e Stampa. “Renzi sul Senato, accordo possibile”, Repubblica. “Listini nell’articolo due, ecco l’offerta” il Sole. “Scout e chirurghi al lavoro per evitare che scorra il sangue”, Stampa. Ora che ho vinto sulle pregiudiziali, e si è visto che la minoranza non ha i numeri, gettiamogli un’esca. Persino la “tensione” (secondo il Corriere), “lo scontro” (per Repubblica) con Grasso – ieri, rispondendo al premier, il Presidente del Senato lo aveva invitato “a un confronto leale, invece di far trapelare la prospettiva che si possa addirittura fare a meno delle istituzioni relegandole in un museo”- anche questo aspro scontro, sarebbe una trovata dell’astuto premier, il quale ora generosamente consente alla minoranza di arrendersi, pure per togliere dall’imbarazzo la seconda carica dello stato.

Che faranno Gotor, Chiti, Fornaro, Migliavacca? La riunione è convocata per martedì mattina ma i termini della scelta sono già chiari. Se diranno sì, vedrà la luce un parto deforme, né Senato delle Autonomie né delle Garanzie, irrilevante con i suoi 100 senatori a fronte di ben 630 deputati, un Senato che servirà a far finta di, puro alibi per l’Italicum che dà al premier poteri mai visti. Inoltre dicendo sì in aula i dissidenti dovranno dire sì anche al referendum che Renzi userà come una sorta di terza investitura, dopo primarie ed europee. In cambio saranno pronti per lo scambio congressuale: Renzi sempre segretario e candidato, per loro qualche posto in lista.  Al contrario, se dicessero no, potrebbero esser sconfitti in aula, grazie ai senatori di ventura reclutati da Lotti, da Verdini e da Renzi stesso e verrebbero accusati di ogni nefandezza dalla macchina conta favole di Palazzo Chigi e da giornali e telegiornali compiacenti. Auguri.

Le 7 bugie svelate da Ainis al Corriere. Bugie correnti, diffuse dal governo ma anche dall’opposizione per “farsi capire”. Primo: non è vero che da 30 anni le riforme costituzionali siano bloccate; dall’89 ne sono state fatte 13, però “la medicina era sbagliata”. Secondo: i governi hanno dettato la musica delle riforme anche prima di Renzi; il rottamatore non ha inventato nulla, è solo un continuatore. Terzo: non è vero che la riforma sia indispensabile per tagliare le lungaggini parlamentari; dal 2000 i tempi per approvare un provvedimento del governo si sono ridotti da 271 a 109 giorni. Quarto: l’elezione diretta dei senatori non assicurerà di per sé “un contrappeso al sovrappeso della Camera”. Quinto: se Grasso aprisse agli emendamenti farebbe qualcosa che è già stato fatto e non violerebbe i diritti della maggioranza. Sesto: il nuovo Senato non sarà a costo zero; del mezzo miliardo speso l’anno scorso solo 79 milioni servivano a pagare i senatori. Ultimo: non è vero che si andrebbe al voto se la riforma fosse stoppata; perché, con il Consultellum, “il primo a rimetterci sarebbe Renzi”. Anzi “ è vero semmai l’opposto: dopo la riforma voto anticipato”. Qualcuno risponderà ad Ainis? Non credo.

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