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Al ministro Padoan: non è di sinistra la legge di stabilità che preparate. Cambiare la Fornero è un obbligo anche morale

 

Di Alessandro Cardulli

Ma dai Pier Carlo, lo so bene che hai ragione, toccare le pensioni, la legge  Fornero, ci mette in difficoltà in particolare con quelli della Ue. Ma che ti ci vuole a dire che ne discuteremo, la flessibilità forse alla fine del 2016. Così ce li leviamo di torno. Anche Giuliano (leggi ministro Poletti, ndr) mi perseguita, ha preso qualche impegno. Solo a pochi pensionati abbiamo restituito il maltolto, non rispettando neppure la sentenza della Consulta. Per non dire di Cesare (Damiano, presidente Commissione lavoro della  Camera, ndr) che è uno dei “dialoganti” della minoranza del partito. Ha fatto tutti i conti, dice che alla lunga non ci costerebbe niente. Già gli ho dato parecchi schiaffi, non me ne è fregato niente dei “pareri” espressi dalla sua Commissione per esempio sul controllo a distanza sui lavoratori.

Grosso modo così Renzi Matteo va piagnucolando con il ministro che ha nelle mani i conti dello Stato, Pier Carlo Padoan. Pier Carlo con pazienza, come se il premier fosse uno scolaretto, gli spiega che delle due l’una, scelga lui, o le tasse o le pensioni, la botte piena o la moglie ubriaca. La Repubblica subito enfatizza: “Tagliamo le tasse – titola l’intervista al ministro – perché siamo di sinistra ma sulle pensioni dobbiamo stare attenti a non far saltare i conti”. Essendo di “sinistra” si deve mandare al diavolo gli esodati. Qualche anima bella, noti parlamentari ed  economisti della celebre scuola “Sacconi-Ichino” assicurano che i veri esodati sono poco più di mille e che quelli che manifestano sono tutti figuranti messi lì dai perfidi sindacati. C’è chi dice anche che non ci sono più. Non hanno retto. Per fortuna loro e del bilancio dello Stato sono morti.

Un balletto indegno fra il ministro e il premier sulla flessibilità per le pensioni

Scherziamo? Proprio no. È un balletto indegno quello che si legge sui giornali fra Renzi e Padoan. L’uno il buono, l’altro il cattivo. Diminuire le tasse, come si usa dire oggi, non è di destra né di sinistra. Del resto proprio l’editore di Repubblica lo ha detto a chiare lettere. È vero, la riprova sta proprio nelle parole di Padoan dal quale apprendiamo che “siamo di sinistra”. Non ce ne eravamo accorti. Intanto le tasse erano l’argomento principe anche di Berlusconi e qualcosa vorrà pur dire. Ma lasciamo perdere. Per noi essere di sinistra significa, in materia di fiscalità, rispettare l’articolo 53 della Costituzione, il quale così recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario  è informato a criteri di progressività”. Non c’è bisogno di scomodare Carlo Marx. La questione è molto semplice: ci sono cittadini per i quali pagare la tassa sulla casa acquistata con grandi sacrifici, diventa molto difficile, la cui condizione economica non è delle più brillanti, ebbene è di sinistra eliminare questa tassa. Ma se la casa non è la semplice abitazione ma una villa o qualcosa di simile con un contribuente che può tranquillamente pagare la tassa allora non è di sinistra.

La bussola del governo. Togliere ai poveri per dare ai ricchi con case e ville lussuose

Significa sottrarre ai poveri per dare ai ricchi. Magari tagliando le spese sanitarie, tagli lineari colpendo i poveri, i lavoratori, che hanno diritto alla sanità pubblica. Andiamo avanti con le cose di “sinistra“. Risolvere il problema degli esodati, anche se si trattasse di una sola persona è di sinistra, non solo dal punto di vista della sopravvivenza di chi ha perso il lavoro e non ha la pensione. Si tratta della dignità della persona. Passiamo ad altro argomento.

Dove è finito il “masterplan” annunciato dal premier per il Mezzogiorno? Desaparecido

Renzi, ad una delle inutile riunioni della direzione del Pd, aveva tenuto una lunga relazione, tanta fuffa e poca sostanza, sul Mezzogiorno annunciando la elaborazione di un “masterplan”. Una nuova riunione da tenere all’Expo, una grande assemblea, poi di nuovo la Direzione. Avete visto qualcosa? Sotto il vestito (degli annunci) niente. Nella legge di stabilità nessun serio intervento per il Mezzogiorno. Del resto, il Matteo aveva detto che il Mezzogiorno non esisteva, si trattava di casi che riguardavano problemi locali. Con un tratto di penna ha fatto scomparire dalla storia, dalla cultura del nostro Paese, la “questione meridionale”. Di “sinistra”, visto cosa è la destra nel nostro paese, non è difficile trovare cose da fare, per esempio il rinnovo dei contratti dei lavoratori pubblici, più di tre milioni di persone, fermi da ben sei anni. Il governo fa sapere di essere a conoscenza del problema. Già, ma quanto investe per recuperare tutti gli scatti perduti, tanto per fare un esempio? Silenzio assoluto. Il ministro Franceschini in un anno e mezzo non è stato capace di sbloccare il pagamento dell’ormai famoso salario accessorio, lavoro straordinario, festivi, notturni. Avevano mille ragioni per riunirsi in assemblea nelle ore di lavoro come legge prevede.

Per la sottosegretaria alla cultura, Barracciu, le assemblee dei lavoratori sono “reato”

Una bell’anima, sottosegretaria alla cultura nel nostro governo, tal Francesca Barracciu, nota alle cronache anche per essere indagata per peculato aggravato nell’ambito dell’inchiesta sul presunto uso illecito dei fondi destinati alle attività istituzionali dei gruppi del Consiglio regionale della Sardegna, ha addirittura accusato i lavoratori di aver commesso un reato. Non ci si venga a dire che è di sinistra. E non è di sinistra il decreto antisciopero presentato dal ministro Franceschini che di sinistra non è mai stato, anzi democristiano era e democristiano rimane. A proposito, ci fa piacere che Repubblica abbia pubblicato un bell’articolo a firma Tomaso Montanari dal titolo “I nemici della cultura nascosti dietro quel decreto”, quello di Franceschini appunto. Montanari insegna storia dell’Arte moderna all’università di Napoli. È un fiorentino, ricorda chiusure, una intera notte, ordinate da Renzi, sindaco, come quella di Ponte Vecchio perché c’era un pranzo privato di milionari o quella della sala di lettura della Nazionale per effettuare una sfilata di moda. Merlo, il giustiziere di Repubblica, che ha offeso brutalmente, scandalosamente, i lavoratori del ministro dei Beni culturali, la ormai famosa assemblea del Colosseo, dovrebbe prendere appunti.

Il Documento di economia e finanza, solo una ammucchiata di numeri. Anche confusi

L’elenco potrebbe continuare. Non valgono l’ammucchiata di numeri, il documento di economia e finanza, che dovrebbe essere la base della legge di stabilità. Andando al fondo di questi numeri si scopre che la crisi non è superata, la crescita è incerta, che con un Pil che anche se aumentasse dello 0,9 non si va da nessuna parte. Non solo, nel 2016 il Pil invece che andare avanti andrebbe indietro. Insomma gli annunci, signor ministro, non sono di sinistra. Di annunci il Paese non cresce, non vive. La prima cosa di “sinistra” sarebbe riconoscere che il primo problema da affrontare è il contrasto alla povertà, parola che è scomparsa dal vocabolario del governo. Anzi no, in extremis c’è entrata.

Renzi e Padoan la smettano di giocare a rimpiattino

Ma è solo un annuncio. Perlomeno intanto Renzi e il governo potrebbero dare un cenno di risposta a Cgil, Cisl, Uil che pongono i problemi delle pensioni, del fisco e del Mezzogiorno, prioritari per una legge di stabilità che davvero porti fuori il Paese dalla crisi. Le pensioni – ha detto senza mezzi termini Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, sono la priorità assoluta, annunciando una grande mobilitazione nazionale. Sono una ferita aperta per tante e tanti, sarebbe gravissimo se la prossima legge di stabilità non affrontasse il tema della modifica della legge Fornero e del rinnovo dei contratti delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici. Ci creda, ministro, sono “cose di sinistra”. La smetta – ci permettiamo di suggerirLe – di giocare a rimpiattino con il premier. Il giochino delle parti non è un bel vedere. Che si tratti di una finzione mediatica se ne sono accorti tutti. Salvo i giornalisti che fanno finta di crederci.

Da jobsnews

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