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Rai… addio!

 

Carissimo Dott. Gubitosi,

ci scriviamo ancora una volta, forse l’ultima. Da poche ore si è chiusa la sua esperienza in Rai, sono passati anni che lei stesso ha definito “gratificanti”, “frenetici” e “a volte duri” e “bellissimi”.
Noi ci permettiamo di aggiungere un aggettivo “volubili”, perché è in questo modo che il suo mandato dal nostro punto di vista può essere riassunto.

Tre anni fa Lei è arrivato a Viale Mazzini dopo l’esperienza di Lorenza Lei e per noi tutti fu come una liberazione, il 25 APRILE DELLA RAI! Il destino della Rai dopo decenni, sembrava finalmente essere stato affidato ad un uomo con una solido cv di manager di altissimo profilo.
Alleluia!

Le sue prime dichiarazioni ed atti da DG della prima azienda culturale del paese ci riempirono di speranza: discorsi belli pieni di termini come futuro, rinnovamento, indipendenza e nuove tecnologie erano musica per le nostre orecchie.
Le sue affermazioni iniziali da DG della prima azienda culturale del paese ci riempirono di speranza: discorsi belli pieni di termini come futuro, rinnovamento, indipendenza e nuove tecnologie.

Parole così convincenti che sembravano essere dirette a tutti i dipendenti di qualsiasi livello e mansione e non solo alle soliti lobby di potere che da anni fanno e disfano quel che vogliono in ogni insediamento RAI. Ci piace ricordare l’apertura di un canale diretto di comunicazione con Lei tramite email al quale tutti potevamo rivolgerci; un atto che per quanto semplice fu rivoluzionario per questa azienda.

Questa “luna di miele” però divenne un po’ meno dolce dopo poco tempo, purtroppo. Le nomine dei potenti direttori di rete e Tg furono il primo vero banco di prova a cui fu chiamato per dimostrare a tutto il paese (ed a maggior ragione noi dipendenti-contribuenti) che la RAI aveva preso una piega davvero diversa rispetto al passato.  Il risultato però fu più di una mezza delusione.

Solite facce, solite logiche e solite spartizioni. Forse il tutto un po’ meno torbido ed incrostato dalle dinamiche RAI degli ultimi 30 anni ma purtroppo, grattando bene sotto la scorza, ogni cosa era esattamente come prima.
Lo stesso polpettone preparato dallo chef Cencelli, ben impiattato su un piatto degno di un ristorante stellato. Ci guardavamo attoniti ed un po’ delusi pensando ” sicuramente darà una bella ripulita ai palinsesti e proporrà al pubblico format di qualità!”

Beh, sono passati mesi e poi anni e le stesse trasmissioni e personaggi degni della peggior televisione commerciale, sono rimasti sempre lì a proporre al contribuente un pastone televisivo che non fa e mai farà onore e parte della nostra gloriosa azienda.

Sia chiaro, Lei c’ha provato a volte dott. Gubitosi.
Ci sono stati tentativi nobili, dei colpi di schiena che tentavano di recuperare una parvenza di servizio pubblico ma ci creda, sono stati troppo pochi, vaghi ed incisivi.
Comunque insoddisfacenti.

Purtroppo caro Dott. Gubitosi, noi che facciamo TV da più di 60 anni qualche parola esperta nel merito possiamo dirla anche Lei e a tutto quel gruppo che si definiscono guru della comunicazione. Dove ci sono società di consulenza e produzione a profusione, dove l’unico scopo è piazzare la pubblicità, dove l’unica cartina tornasole è lo share, dove ci sono super manager di presentatori e starlette con più poteri dei direttori direte e palinsesti, non ci potrà mai essere qualità. Questo è il primo assioma della televisione pubblica.

I cittadini, gli utenti e gli iscritti alla nostra associazione chiedono e meritano altro dalla nostra azienda. Chiedono cultura, credibilità, indipendenza, innovazione e sperimentazione ed autorevolezza e TRASPARENZA!

Lei pensa davvero che la RAI sia stata quel proverbiale “cane da guardia della democrazia” sotto la sua gestione? Si dia una risposta sincera e magari ci faccia conoscere la risposta.

Per noi e per tanti cittadini che ancora pagano il canone è sicuramente no.
Se prova (ma sicuramente saprà benissimo) ad aprire qualsiasi forum o leggere i commenti dei lettori a qualsiasi articolo riguardi la RAI, può accorgersi di quale e quanto è profondo il baratro che la politica e questo tipo di gestione aziendale hanno creato tra la RAI e la gente comune.
E ci duole dirlo ma la sua direzione non ha invertito minimamente questo trend, anzi.

E poi al nostro interno, pensa davvero che sotto la sua direzione i sacrifici che ha chiesto per risanare l’azienda e di cui li va fiero siano stati egualmente ripartiti fra tutti i lavoratori?

Non vogliamo credere che mentre stipulava il nuovo contratto grattando un’ora di maggiorazione per un orario notturno di un turnista, ad un’altra parte dell’azienda venivano preservati come festivi giorni che per lo Stato Italiano non sono più tali da 50 anni.
Ed ancora, non possiamo pensare che mentre centellinava passaggi di categoria per migliaia di impiegati, operai e tecnici per “ragioni di bilancio”, ad altre parti dell’azienda venivano garantiti dividendi ed incarichi fuori da ogni logica (legga premi di produzione).

L’abbiamo vista a volte troppo timoroso e remissivo verso quel sindacato unitario del personale giornalistico il cui direttivo appena alzava la voce, veniva subito accontentato in un modo o nell’altro.
Con buona pace di quegli strani quanto variabili parametri di bilancio, vere e proprie invece insormontabili colonne D’Ercole per tutto il resto dell’azienda.

Non ci ricordiamo nessuna Sua contestazione (e azione) forte e decisa Dott. Gubitosi contro il governo che con un atto improprio ha sottratto al già fragile bilancio aziendale 150 milioni (atto senza precedenti a livello europeo), costringendo di fatto alla quotazione di Raiway che le cronache raccontano essere molto appetita (guarda caso…) dalla concorrenza.
Andreotti, vecchia volpe della politica, insegnava che pensare male è peccato ma molte volte…

Tralasciamo per non tediarla troppo l’utilizzo e l’assunzione spesso di risorse esterne di cui ancora non abbiamo capito né il ruolo, né la necessità né la funzione e né tantomeno il valore aggiunto che queste persone hanno e stanno fornendo alla causa RAI.

Anzi, perdonerà la nostra delusione e sorpresa, nel vedere raggiungere con il suo placet posizioni apicali dirigenti che le cronache degli anni scorsi hanno immortalato al telefono con la concorrenza, sicuramente non per il profitto ed il bene della nostra azienda. Possibile che tra la folta schiera di dirigenti che abita a viale Mazzini non ve ne fossero di altrettanto capaci, giovani e soprattutto non invischiati nel recente passato che di edificante ha ben poco, da premiare e valorizzare?

Ci scusi se ci dilunghiamo ma non vogliamo lasciarci così. Dobbiamo riconoscerle quello che di buono ha fatto e quello che ci lascia in eredità.  Questo non lo dimenticheremo e per questo la ringraziamo fin d’ora.

E’ sotto gli occhi di tutti quale e quanto alto è stato il balzo tecnologico, grazie ad un budget mai così consistente a tal fine, che una bella fetta d’azienda (perlopiù area news guardi un po’…) ha compiuto in avanti.

Nessuno dei suoi predecessori era riuscito a rinnovare Saxa Rubra ed una parte minore della Produzione Tv e Sedi Regionali come ha fatto Lei.
Questo è un suo grande merito che le riconosciamo.
Il passaggio al “digitale” o meglio al Tapeless è stato un fatto importantissimo che trova nell’ennesimo restyling di RaiNews24 del neo presidente Monica Maggioni la chiusura di un percorso virtuoso.

La firma del contratto per impiegati, tecnici ed operai per quanto pesante nei tagli a senso unico, è stato un passo in avanti dopo anni di stallo deprimente.

Infine, sappiamo che vorrebbe che le appuntassimo la medaglia di aver risanato l’azienda ma no dott. Gubitosi, ci dispiace ma non lo faremo.
Se questo risanamento fosse stato si duro, ma equo allora le avremmo dato anche questo merito.
Ma così non è stato. I nostri turni, i nostri straordinari, la metà di RaiWay, le nostre carriere ed i nostri salari bloccati per anni hanno raddrizzato quei conti che oggi Lei sventola con grande orgoglio.

Ci dispiace dirlo ma l’altra parte dell’azienda a cui lei ha voluto preservare diritti, privilegi e prebende ha continuato a vivere come se nulla fosse. Come se la crisi fuori e dentro la Rai non fosse mai esista.
Loro si, devono ringraziarla e salutarla come nei film con il fazzoletto bianco ed una lacrima sul viso.

Noi la salutiamo cordialmente, augurandole il meglio nell’immediato futuro ringraziandola delle volte che via e.mail o personalmente ha voluto sentire anche le ragioni di questa associazione. Ringraziandola meno quando invece non ci ha risposto, anche di fronte a proposte interessanti molto condivise e gradite da utenti e dipendenti.

Ad maiora! (Per lei sicuramente, per noi abbiamo qualche dubbio…)

Associazione RAI BENE COMUNE -IndigneRAI-

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