Sei qui:  / Articoli / Informazione / Interni / “La mafia 2.0 che colpisce uno per educarne cento”. Intervista a Paolo Borrometi

“La mafia 2.0 che colpisce uno per educarne cento”. Intervista a Paolo Borrometi

 

Riceve minacce settimanalmente Paolo Borrometi, avvocato, scrittore e giornalista che attualmente collabora con AGI. Dirige La Spia sito e blog di informazione sul quale è uscita l’inchiesta da lui curata e che ha portato allo scioglimento per mafia del Comune di Scicli, in provincia di Ragusa.

Cosa possa significare fare il cronista in Sicilia (e non solo), è emerso con illuminante chiarezza dalla relazione approvata dalla commissione parlamentare Antimafia: nell’ultimo anno sono 500 i giornalisti minacciati. L’articolo di Giuseppe Pipitone su ilfattoquotidiano.it ripercorre quanto ricostruito dai parlamentari guidati da Claudio Fava: oltre alle minacce e alle intimidazioni esiste un vero e proprio sistema colluso con la mafia all’interno delle redazioni di alcuni giornali.

Torniamo a Ragusa: per Paolo Borrometi fare il cronista lì significa dover lottare non solo contro la mafia ma anche contro chi in città, a proposito del giornalista Giovanni Spampinato ucciso nel ’72, dice ancora: “se l’è cercata”.
Paolo Borrometi vive sotto scorta da tempo e insulti e minacce sono purtroppo frequenti; ma quanto emerso in questi giorni è particolarmente grave: non solo per il contenuto.

Tutto è iniziato “quando ho scoperto che l’agenzia di pompe funebri della famiglia mafiosa dei Ventura (il cui capo è al 41bis), gestita dal fratello, non è in realtà intestata a lui”.

Gionbattista Ventura non può avere autorizzazioni e licenze, soprattutto antimafia, avendo ancora processi e carichi pendenti, così si legge nell’articolo di Paolo Borrometi. A questa rivelazione ha fatto seguito la minaccia pubblicata su Facebook: “portati dietro l’esercito tanto la testa ta scippu u stissu”; e ancora: “tu tocca ciò che è mio.. e co na tumpulata ti fazzu cantari l’ave maria n’sicilianu”.

Al di là del grave contenuto delle frasi, ciò su cui è necessario porre attenzione è lo strumento utilizzato: “sono assolutamente d’accordo con ciò che scrive l’Unione Nazionale Cronisti italiani: ci vuole una legge vera e propria sulle minacce per mezzo Facebook. Qualcuno le reputa meno importanti ma io penso che minacciare su un social un giornalista che ha condotto delle inchieste sulla realtà mafiosa, vuole dire affermare pubblicamente ad una enorme platea la propria arroganza e la propria forza sociale. La mafia ha sempre puntato sul consenso e l’intimidazione quindi minacciare pubblicamente un giornalista come me o Federica Angeli, dà un segnale chiaro: queste persone non hanno paura di nessuno, quindi la gente deve temere. La mafia ha sempre colpito uno per educarne cento: è quello che fa attraverso Facebook la mafia 2.0″.

Alessandro Galimberti, Presidente dell’UNCI il 2 agosto ha scritto in un comunicato a sostegno di  Borrometi, quanto sia “necessario che la polizia postale in collaborazione con la magistratura si attivi per oscurare immediatamente i profili facebook e twitter di chi crede di intimidire l’attività giornalistica lanciando nel web minacce per mettere il bavaglio a chi denuncia il malaffare attraverso la penna”.

Articolo21 sottoscrive quanto denunciato da Galimberti e sostiene il giornalista minacciato che non deve essere lasciato solo. “Voglio dire che vi seguo con grande piacere e onore” dice Borrometi, “perché Articolo21, come Ossigeno, riesce a dare voce a realtà e temi difficili. Bisogna sensibilizzare il più possibile le persone perché troppo spesso passa il momento di indignazione corale e tutti ci dimentichiamo cosa si deve fare contro chi minaccia. Bisogna che assieme lanciamo un messaggio: non alimentare le attività imprenditoriali di queste persone, distaccarsi, non avere né paura né rispetto per queste figure. Solo così si depotenzieranno. Quando la gente inizierà a guardarli con spregio e le denuncerà, allora il nostro racconto di cronisti liberi sarà diventato veramente efficace. Lanciamo un richiamo alla società civile: che non si indigni e basta ma che anche il giorno dopo mantenga, con i propri comportamenti, l’antimafia dei fatti”.

Già Nello Trocchia aveva detto ad Articolo21 che le parole eroe e delega dovrebbero essere abolite quando si parla di un cronista; Paolo Borrometi conferma quanto affermato e aggiunge che abolirebbe anche il concetto del “rimandare al giorno dopo”.

L’impegno di Articolo21 è proprio quello di accendere la luce e di illuminare la libertà di informazione, raccontare quando qualcuno prova ad oscurarla. Non lasciare soli giornalisti minacciati, abbattere i muri del silenzio e denunciare chi usa la parola per intimidire, nell’intento di limitare la libertà. Ogni giorno e senza rimandare a domani.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE