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Kos, Grecia. 2500 migranti ospitati su un traghetto per le operazioni di identificazione. La lezione greca all’Europa

 

Di Pino Salerno

Domenica 16 agosto, un traghetto con una capacità di 2500 posti, noleggiato dal governo greco, ha dato inizio alle operazioni di imbarco dei migranti siriani ospitati sull’isola di Kos, nel Dodecaneso, e a poche miglia di distanza dalle coste turche, da alcuni mesi. Il traghetto è l’Eleftherios Venizelos, e normalmente trasporta i turisti dalle isole greche all’Italia. È giunto a Kos nella giornata di venerdì 13 agosto, ma le operazioni di imbarco sono state ritardate per più di 30 ore per evitare il ripetersi di nuovi disordini tra i migranti disperati, che hanno effettuato la traversata dalle coste turche a bordo di imbarcazioni leggere e di gommoni. L’accesso al traghetto viene pertanto effettuato in modo ordinato per gruppi di venti persone dalle prime ore di domenica.

Kos è un’isola di 287 chilometri quadrati con 33.000 residenti, che solo in estate si risveglia grazie al turismo. Tuttavia, essa non dispone di strutture organizzate per l’accoglienza di migliaia di migranti e di profughi. Questi ultimi, in grande maggioranza siriani e afghani, sono stati sistemati in tende, i più fortunati, e per strada o nei parchi, sulle spiagge, i meno fortunati. E non solo. La polizia di Kos, ovviamente sottodimensionata rispetto al numero di profughi, mai così elevato, ha avuto grandi difficoltà a effettuare l’identificazione dei profughi e dei migranti, così come previsto dai Trattati europei. La procedura è stata talmente lunga e crudele (migranti in fila sotto il sole cocente) da aver dovuto utilizzare un campo sportivo per tenere uniti i profughi. Solo dopo alcuni giorni, il governo greco è riuscito a inviare altre forze di polizia, e soprattutto viveri e farmaci necessari per sostenere l’emergenza umanitaria. Da queste enormi difficoltà, burocratiche e umane, è stata originata l’idea di accogliere una parte dei migranti su un traghetto, di certo più umano e rispettoso rispetto ad un campo sportivo. E solo così sarà possibile, a partire da domenica 16 agosto, stabilire chi ha diritto e chi no allo status di rifugiato politico, in base agli accordi di Dublino.

Anche per questo, viene accordata ai siriani una sorta di diritto prioritario, perché la comunità internazionale ha già definito come rifugiati i profughi siriani, mentre i migranti per ragioni economiche dovranno attendere il loro turno. L’Organizzazione Mondiale dei migranti ha fatto sapere che quasi 250.000 persone hanno già attraversato il Mediterraneo nel 2015 per raggiungere le coste europee, e quasi la metà sono transitati dalle isole greche. Naturalmente, il flusso si accentua nei mesi estivi, perché le acque del Mediterraneo sono più calme e la traversata meno rischiosa. In ogni caso, la lezione che viene dalla Grecia a tutta l’Europa è significativa: un piccolo paese di 9 milioni di abitanti, e tantissime piccole isole, in piena crisi umanitaria ed economica, ha retto in modo umano e straordinario l’urto di più di 120.000 tra migranti economici e rifugiati, senza polemiche sulle espulsioni o sul diritto d’asilo. Ciò che si doveva fare per salvare vite umane, e per rendere più umana la loro accoglienza, si è fatto. Questa è la logica dei greci, condivisa dal governo Tsipras e dai cittadini, purtroppo tanto diversa da quanto accade anche in queste ore in Italia, dove sulla pelle di poche migliaia di migranti si sta giocando una sporca partita politica a chi la spara più grossa. Eppure, ad esempio, molti armatori italiani dispongono di traghetti al largo delle coste siciliane. E su un traghetto l’accoglienza è molto più umana rispetto ad un centro di accoglienza, ad esempio. Le autorità della Grecia, nonostante la crisi di liquidità, sono riuscite a noleggiare un grosso traghetto capace di accogliere 2.500 persone in modo umano, che potranno così dare seguito alle operazioni di identificazione avendo a disposizione stanze, letti, bagni, pasti caldi e acqua.

Da jobsnews

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