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Dal nuovo Senato una nuova burocrazia?

 

E’ stato necessario andarsi a leggere l’articolo di uno dei maggiori studiosi di scienza amministrativa che il nostro Paese ha avuto nel Novecento, l’amico Sabino Cassese,  per avere un quadro esatto del progetto che l’attuale governo Renzi-Alfano sta mettendo in campo partendo dall’irrisolta riforma del Senato (un organo comunque ridotto e svuotato di potere nel nuovo assetto deciso) per creare una nuova burocrazia nel nostro Paese. E chi scrive, che pure critica di frequente il governo in carica, non può che guardare con un certo interesse a quello che potrebbe succedere.

“Si apre-scrive lo studioso-sulle basi attuali,  un grande cantiere con quindici deleghe che richiederà almeno cinque anni per essere portato a compimento. Riguarda l’assetto centrale dello Stato, la sua distribuzione sul territorio, gli enti periferici, i processi di decisione e la prevenzione della corruzione” e ogni altro aspetto organizzativo dell’attuale ordinamento statale.
Tre commissioni autonome fanno parte di questo ambizioso progetto. Sarà decisivo che da parte del governo si faccia una scelta di persone autonome, indipendenti o terze e sarà la Scuola nazionale di amministrazione a fornire i nuovi dirigenti.  Un’elite che non sia un’aristocrazia.”

Fin qui l’intervento di Cassese ma il fatto che una simile operazione possa realizzarsi con le caratteristiche necessarie per avere successo richiede qualità di governo che fino a questo momento non abbiamo trovato nei ministri e nei sottosegretari del governo Renzi-Alfano. E allora che succederà ? Lo sapremo, ancora una volta, dopo la fermata di Ferragosto.

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