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Tunnel senza uscita. Caffè

 

Azzolini, il suicidio del Pd, titola il Fatto. “Il Pd lo salva ma si spacca”, scrive la Stampa. “Niente arresto per Azzolini, salvato dal Pd”, Repubblica. Tra i commentatori solo Marcello Sorgi accredita la tesi che Zanda possa aver cambiato l’indicazione di voto, dal sì all’arresto alla libertà di coscienza perchè non tirava aria nel gruppo e molti avrebbero votato comunque per salvare Azzolini. Massimo Franco scrive invece che che è finita “la fase eroica” di Matto Renzi, il quale appare“ammaccato dalla regionali di maggio, dai ballottaggi, dagli scandali”. “Rottamazione oggi è una parola con un’eco ambigua -scrive Franco- ora il comandamento è la stabilità, il premier non ha altra scelta se non quella di scendere a compromessi” con Schifani e Verdini, per far fronte al dissenso interno. Così però fa un regalo ai “dissidenti”, con Gotor, intervistato dal Corriere, che accusa “il partito della nazione, trasformistico e ipocrita” Un autogol che imbarazza la Serracchiani.

Più che una brutta figura è un pasticcio, scrive Folli per Repubblica. “Il rapporto fra Renzi e il partito di Alfano è sempre più stretto e assomiglia ormai a un destino comune, consolidare il centro del centro-sinistra per tamponare la frattura operata dalla minoranza del Pd”. “Non è forse un caso che il salvataggio di Azzollini sia avvenuto nelle stesse ore in cui Denis Verdini annunciava la nascita del suo piccolo gruppo parlamentare pro-Renzi. Pur con mille cautele, i notisti confermano l’analisi della mia nota di ieri. “Un, due, tre: l’accordo cè”.

Ma perché tanti senatori Pd hanno votato per “salvare” Azzolini? La domanda resta. Forse perché, sentiti i latrati del 5 Stelle Giarrusso,  hanno preferito stringersi a Schifani e Verdini: il partito dei 101 si è evidentemente allargato. Poi probabilmente perché il Pd non ha mai davvero discusso di immunità (o impunità) parlamentare, scegliendo di regola a seconda della presunta convenienza politica. Qualcuno può essersi chiesto, ieri, se per caso i magistrati non avessero esagerato con quel fregno buffo di Molfetta. Trascurando il fatto che se quel fregno buffo non fosse stato senatore, e dunque “casta”, sarebbe finito in carcere senza riparo. Questo è il punto, ma ci vuole cultura giuridica per coglierlo. Infine perché, al tempo di Renzi, i parlamentari  sono adusi a obbedire, a sbagliare ma con il segretario del 41%. La libertà di voto genera agorafobia e così Zanda ha imposto il ritorno all’obbedienza: in poche ore, tra oggi e domani, si dovrà approvare la legge Rai, nonostante non ci sia alcuna fretta, visto che Padoan ha chiesto alla Vigilanza di nominare il prossimo CdA con la Gasparri.

Attenti a quella donna. Maria Elena Boschi l’ha gettato lì, affettuosamente, a sette: “Cambia agenda troppo spesso, fissa gli appuntamenti pubblici 24 ore prima, lascia che più gruppi lavorino sulla stessa cosa salvo poi decidere lui. Ha un suo peculiare concetto di organizzazione che per me, che sono metodica, a volte è insopportabile”. Chi? Matteo Renzi! Un anno fa mi scappò un paragone infausto che non ripeterò, ma coglieva un punto centrale nella fenomenologia del premier. Renzi non riesce a seguirti se gli parli di geo politica o di economia, di diritto, di storia o di trasformazioni epocali: ti guarda con lo sguardo perso di Crozza e sembra dire “che palle!” Se ti vuol bene, ti fa un buffetto: “sono stanco”. Ma il premier si sveglia, eccome, se si tratta di rapporti di forza, di giocare la partita immediata sullo scacchiera che preferisce: la politica come tattica e gioco di guerra. Spianare, asfaltare, vincere e passare ad altro. Ora però il gioco s’è fatto difficile: in Europa ha deluso, in Italia ha il Rais nazionale fatica a tenere sotto i rais locali, la cultura Pd  sulla scuola ha fatto flop, il non voto rischia di fargli perdere i ballottaggi. I renziani si chiedono: terrà? Se no, se si dovesse votare con il Consultellum? Boschi è pronta per Palazzo Chigi.

Tunnel senza uscita, titola il manifesto e non parla del Pd. Il tunnel è quello sotto la Manica. Lì da giugno sono già morti 9 migranti, solo martedì  2300 tentativi “di intrusione”, dice Le Monde. L’immigrazione non è quel che vorrebbe farci credere Salvini: è il futuro che ci dà la sveglia. Non ci sarà Europa senza rimettere al centro il Mediterraneo. Né crescita senza una politica per l’Africa. E moriremo soli, vecchi e scontenti -nel 2050, spiega El Pais, gli over 60 aumenteranno del 34%- senza quei giovani migranti di cui abbiamo bisogno come l’aria.

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