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Rai: Fnsi-Usigrai, “no blitz estivi”

 

La Federazione nazionale della stampa e il sindacato dei giornalisti Rai (Usigrai) in una conferenza stampa organizzata oggi a palazzo Madama hanno lanciato un appello per una pausa di riflessione sul disegno di legge di riforma dei vertici della Rai, in discussione al Senato.  L’obiettivo è quello di fermare le macchine e aprire un confronto pubblico nel corso delle vacanze estive per dare la possibilità al Governo e alle forze parlamentari di varare un testo maggiormente condiviso dagli operatori del settore. Per il segretario Fnsi Raffaele Lorusso “la riforma andava inserita in un contesto più generale, a partire da una revisione del Sistema integrato delle comunicazioni (il discusso metodo di calcolo delle concentrazioni editoriali introdotto nell’ordinamento dalla legge Gasparri, ndr) e dal conflitto di interessi”. “Concentrarsi solo sulle nomine dell’amministratore delegato e del Cda ridurrà la riforma a una mera rivisitazione dell’esistente”, ha detto il segretario della Fnsi, ricordando che invece il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva promesso “di mettere i partiti fuori dalla Rai e di superare la legge Gasparri”.
“Per la Rai non è né la volta né la svolta buona”, ha osservato dal canto suo Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai, parafrasando due slogan cari al capo del Governo. Mentre in Europa, anche per quanto riguarda la Bbc “si discute di missione del servizio pubblico e di fonti di finanziamento, in Italia si pensa già al totonomine. Questa riforma – ha sottolineato Di Trapani – lascia intatto il potere dei partiti e rafforza quello del Governo, e in più, con una parolina, si mette in dubbio la funzione del servizio pubblico, descrivendo la Rai come ‘attuale’ concessionaria. Domani, chissà”.
Vincenzo Vita, a nome di Articolo 21, ha deplorato il modello “autoritario e consociativo” del ddl, che a suo dire riporta la Rai “a prima del 1975”. “Con la norma dei due terzi del Cda siamo vicini al controllo totale Governo-maggioranza”. Corradino Mineo (minoranza Pd) ha lanciato l’allarme sui rischi connessi alla parte del ddl che conferisce delle deleghe al Governo, sulle risorse (il canone) e sul Testo unico: “La Rai ha tanta carne al fuoco, ma per tenerla in piedi servono tante risorse. Il duopolio non c’è più ma il rischio è che si tenti di costruire un nuovo duopolio, stavolta privato, Sky-Mediaset”.

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