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Abbiamo perso. Hanno vinto i potenti

 

Al posto di Teramene e degli altri ambasciatori ateniesi, Tsipras e Tsakalōtos, ma gli emuli dei Lacedemoni e dei loro alleati erano tutti lì, compresi gli epigoni di Corinzi e Tebani che avrebbero voluto la distruzione della città, o almeno la vendita da Christie’s di Partenone e Acropoli. HYPERLINK “http://www.giornali24.it/d/20150714/102/Corriere-della-Sera” Il titolo in prima oggi sul Corriere della Sera pare un testo di Senofonte, ma ci prende in pieno: “Atene si arrende”.

Sì, senza girarci intorno, Syriza e il suo progetto escono sconfitti dall’ultimo vertice a Bruxelles. E con loro quanti, come me, avevano pensato che si potesse avere un’Europa diversa. L’Unione è quella là, votata al culto del dio euro, inflessibile sacerdote dei riti dell’austerity, ortodosso dottore del rigore e del vincolo di bilancio, al di sopra della carne viva e indifferente alle necessità di quanti dovrebbero abitarla. Abbiamo perso, e non c’è nulla da aggiungere.

Se non forse che il capo del Governo greco altro non poteva fare che cedere a un “exercise in extensive mental waterboarding”, come, HYPERLINK “http://www.theguardian.com/business/2015/jul/12/greek-crisis-surrender-fiscal-sovereignty-in-return-for-bailout-merkel-tells-tsipras” afferma il Guardian, avrebbero commentato l’andamento delle trattative fonti ufficiali, e piegarsi HYPERLINK “http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/griechenland-euro-gruppe-legt-extrem-harte-forderungen-vor-a-1043306.html” a quello che Der Spiegel non ha esitato a definire un “Katalog der Grausamkeiten”, catalogo delle atrocità. Mancavano gli incrociatori nell’Egeo e le truppe ammassate a nord dell’Epiro, per il resto c’era tutto. Questa è la terza settimana di Borsa e banche chiuse, vi immaginate che cosa significhi in uno Stato moderno, quantomeno di questa modernità informato?
Se non forse che il popolo della Grecia è stato umiliato al punto che il premier slovacco, Robert Fico, HYPERLINK “http://www.corriere.it/economia/15_luglio_14/grecia-voto-corsa-riforme-ma-governo-gia-disfacimento-091f2bd4-29ea-11e5-b455-a2526e9b2de2.shtml” non ha esitato a parlare di “protettorato” (la Slovacchia che parla di protettorato in Grecia, qui siamo),  aggiungendo poi, bontà sua, che “non c’è niente di male in tutto questo”. Provate a pensare di dover vivere in un “protettorato” (non pomposamente comunitario, semplicemente tedesco, ovviamente) e giudicate se tutto ciò, per voi, può essere accettabile.
Se non forse che non si capisce come questo nuovo giro di restrizioni e prosecuzione del memorandum della Troika, perché di questo si tratta, debba ora funzionare dopo aver per anni dimostrato non solo la sua inefficacia, ma addirittura la sua dannosità per i problemi di un’economia come quella ellenica, già piegata da una lunga recessione.
Vae victis, e allora si umilino i greci vinti dai mercati e battuti dalle difficoltà, e con loro quanti pensano ai popoli del continente, prima che alle istituzioni che su di esso si muovono. Hanno perso, come quelli che sognavano un’Europa diversa. La lezione che si è voluta impartire è chiara, e Renzi lo disse HYPERLINK “http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-06-30/renzi-siamo-fuori-linea-fuoco-vi-spiego-perche-070301.shtml?uuid=AC1lfCJ&p=2” apertamente in un’intervista al direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano pochi giorni fa: “se c’è il tana libera tutti sulle regole, che succede in Spagna a ottobre? E in Francia tra un anno e mezzo?”. Tsipras doveva essere colpito per educare tutti gli altri. In questo, il Ppe e il Pse si sono uniti come un sol uomo in difesa di un sistema che ha il volto di Schäuble, la convinzione della Merkel, la determinazione di Weidmann, e la fede incrollabile nel “non ci sono alternative”, e non possono esserci, quale vangelo da diffondere, e anche imporre.
Chi voleva un’Europa diversa ha perso, e io sono fra questi. Abbiamo perso. A vincere sono stati gli attuali leader europei, i forti, quelli che vincono sempre. E vinceranno ancora e di nuovo, almeno così assicurano. Inutile, a questo punto, diventa la retorica sulla paura dell’antieuropeismo, populista e demagogico: quand’anche, come teme il presidente del Consiglio italiano, essi dovessero riscuotere qualche successo, a nulla servirebbe e nulla potrebbero.
Non mi scomoderò, dunque, per arginare un pericolo che, nei fatti, è demolito dalla potenza autoaffermantesi di quelli che comandano già ora e decideranno pure dopo. È fatica superflua, come superfluo è il lavoro da Sisifo di quelli che provano a cambiare realmente le cose, che tentano di opporre il loro “no”, come il Don Ciccio Tumeo di Tomasi di Lampedusa, per poi scoprirne il suo farsi “sì”.
Però. Però quel sangue che con violenza alcuni autori vogliono che scorra nelle vene di Ulisse, che non di Laerte ma proprio di Sisifo sarebbe figlio naturale, continua a percorrere le vene di molti. Quelli che ogni volta, per dirla col Poeta, si inoltrano “per l’alto mare aperto” e puntando oltre il punto dove non un Ercole ma qualcun altro e per qualche interesse, personale o di parte, “segnò li suoi riguardi/ acciò che l’uom più oltre non si metta”, per vedere se un altro modo, e perché no, un altro mondo, sia possibile.

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