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L’enciclica di Francesco e l’etica del limite

 

L’ingiustizia sociale inquina la pace e l’ambiente. Ancora una volta, occorre aspettare Papa Francesco per ascoltare parole chiare sulla giustizia ambientale.. Non dettate da eco-sentimentalismo, né misurate per non turbare interessi geo-economici. Ma orientate al precetto evangelico dell’etica della chiarezza. L’enciclica “Laudato si” affronta i nessi causa-effetto ormai noti, ma volutamente opacizzati dalla guerra fredda tra consumismo ed ambientalismo che dura da decenni. Cioè relazioni accertate tra accumulazione di ricchezza e distruzione di risorse; ipertrofia della speculazione finanziaria e impoverimento del valore relativo della produzione, bulimia  dei consumi dei paesi egemoni e carestie di quelli sfruttati; surriscaldamento del pianeta e meteo estremo nelle aree già esposte; disastri ambientali provocati dallo sfruttamento delle multinazionali e degrado delle popolazioni locali con l’innesco di migrazioni climatiche.

Nessuno fino ad ora ha avuto il coraggio di denunciare con tanta chiarezza il disastro della “mercato-latria”. E ce n’era un gran bisogno, visto l’eccitazione che generano gli effetti di questi squilibri – i flussi migratori, in primis – a fronte della totale disattenzione delle loro cause
Così l’enciclica lancia il messaggio rivoluzionario dell'”etica del limite”, come presupposto di giustizia globale. Solo se ci convertiamo alla cultura della moderazione, possiamo interrompere la catastrofe della sperequazione. Una conversione ad U rispetto al saccheggio ambientale autorizzato – anzi incoraggiato – dal capitalismo dell’accumulazione dei profitti, che ha da sempre teorizzato l’egoismo come il motore del progresso.
Per capire l’impatto dell’enciclica “Laudato si” basterà vedere l’esito della prossima Conferenza sull’ambiente di Parigi.
Ma il grande merito di questo papa è quello di averci responsabilizzato  sulle nostre emissioni di egoismo – nei consumi e nello stile di vita – che non possiamo più considerare innocue.

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