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La lista degli innocenti venduti ai nazifascisti

 

Dal settembre del 1943 al giugno del 1944 i tedeschi occuparono la città di Roma e in poco meno di un anno deportarono più di 2000 ebrei nei campi di sterminio, in queste ore la Comunità ebraica romana, la più antica d’Europa, ha minuziosamente ricostruito la lista delle persone che in quel tragico periodo vendettero innocenti ai nazifascisti: 5.000 mila lire per gli uomini, 3.000 per le donne e 1.500 per i bambini.

Questo il valore per ogni vita umana segnalata per essere  rastrellata dall’alba di sabato 16 ottobre 1943, “il sabato nero” l’inizio della Shoah degli ebrei romani, fino al maggio del 1944. Ma in realtà non solo l’ignobile cupidigia spinse i delatori a suggerire i nomi alle Ss di Herbert Kappler, l’odio, l’intolleranza, la viltà tipica dell’antisemitismo e delle camicie nere abita ferocemente la ricostruzione di quei mesi in cui i carnefici si fecero spietati, nessuna pietà di fronte alla sofferenza, nessuna carezza ai volti dei bambini, la crudeltà disumana di persone che fino a poco prima condividevano lo stesso cibo, le stesse scuole, gli stessi palazzi e in apparenza lo stesso amore delle loro vittime.

L’elenco è consultabile dagli studiosi, negli uffici della Comunità Ebraica romana, un lavoro di due anni per indagare finalmente la memoria non più dispersa di ciò che è umanamente inaccettabile dimenticare, quello che Primo Levi chiamava: “La demolizione di un uomo”.

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