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Torture e bugie. Caffè dell’8

 

Le parole sono importanti! L’avevamo chiamata macelleria messicana. Ora ciò che avvenne durante il G8 di Genova, all’interno della caserma Diaz, ha un altro nome, antico, si chiama tortura. Lo ha sancito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Che sia benedetta! Il Fatto quotidiano: “La tortura è reato. In Europa”. Repubblica: “L’Europa condanna l’Italia”. Il Giornale: “ Sentenza europea. Ora torturano i poliziotti”. Penoso! Ogni violenza su persone nella piena responsabilità dello Stato è tortura e deve essere punita in quanto tale. Introducendo il reato.

Il calvario dei poliziotti è un’altra storia. A Genova erano uomini sotto stress, con ordini incongrui da rispettare e una gerarchia che si mostrava di ora in ora più indadeguata. Davanti a loro una grande folla, pacifica ma decisa a disobbedire al divieto e a manifestare nel centro di Genova. Tra la folla, i black block che li provocavano. Quel colpo di pistola, con cui un carabiniere, inpaurito, uccise Carlo Giuliani, diede il segno dell’impazzimento. Liberò il peggio, trasformò uomini in divisa in aguzzini. E dietro a speculare, poliziotti nostalgici del fascismo, politici che non vollero capire e strizzarono l’occhio alla linea dura. È andata così.

“Niente tagli nè tasse”, dice Renzi. Repubblica pubblica, il Sole24Ore fa le bucce. Una tassa c’è – scrive Fabrizio Forquet – sono i 16 miliardi in più pronti a scattare con le cosiddette clausole di salvaguardia. Eredità del passato? No, eredità in gran parte (per 12,8 miliardi) della legge di stabilità varata dal Governo lo scorso autunno, un aumento delle tasse post datato al 2016”, che ora sta per arrivare.

“Scintille tra Renzi e i sindaci”, titola il Corriere della Sera. Hai tolto ai Comuni 17 miliardi di euro, dice Fassino a nome dell’Anci. Alle Regioni, 5 miliardi solo con la legge di stabilità, incalza Chiamparino. Ecco che Renzi ora sfida i renzioni all’OK Corral, chiede un confronto all’americana, accusa le province che ha ribattezzato città metropolitane.

Stagnazione! Ecco il fantasma con cui si devono confrontare le “economie al top”, lo ammette il Fondo Monetario e Financial Times gli dedica l’apertura. La ricetta non funziona: puoi immettere nei mercati tutta la liquidità del mondo ma se non si trasforma in investimenti e assunzioni, se non muove l’economia reale, primo o poi diventa un’altra bolla, una nuvola di debiti che minaccia le economie emergenti, che annuncia nuove insolvenze e fallimenti. Con questi chiari di luna un più 0,7% nel 2015 è il massimo che ci si possa ragionevolmente attendere in Italia. Sarebbe già qualcosa ma ancora troppo poco: il sorriso degli ottimisti s’è già spento.

Tsipras oggi è a Mosca. “L’Europa sospetta un accerchiamento di Grecia e Russia”, scrive El Pais. Varoufakis ha grattato il fondo del barile per promettere la restituzione ad horas di mezzo miliardo di interessi sul debito. Bruxelles rilancia: le riforme non vanno nella direzione giusta (cioè non torcono il collo a pensionati, dipendenti pubblici, poveri di Atene) e il governo non accetta di andare a Canossa, di accogliere nel suo seno i partiti responsabili dello sfascio e rendere evidente la rinuncia alle promesse elettorali. Tsipras sembra aver capito e sillaba la cifra del debito che la Germania ha contratto per l’invasione nazista: 278 miliardi!

È un’altra Srebrenica!  Yarmuk, periferia di Damasco, campo profughi palestinese. Con 3500 bambini alla fame. “Mille morti, giocavano con le teste mozzate”. “Imporre la Jihad ai Palestinesi – scrive Gad Lerner – lo sfregio del Califfo al popolo martire”. Israele tace, peggio strizza l’occhio all’Arabia saudita e alla sua guerra contro Teheran e Obama.

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