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Indonesia. 7 stranieri giustiziati. L’Australia fa rientrare il suo ambasciatore

 

CILACAP (INDONESIA) –  Sono morti cantando inni a Dio davanti al plotone di esecuzione i sette stranieri giustiziati in Indonesia per traffico di droga, nell’isola di Nusakambanga.

I due australiani, tre nigeriani, un ghanese e un brasiliano hanno rifiutato di essere bendati e hanno intonato “Amazing Grace” e altre canzoni di ispirazione religiosa mentre venivano trasferiti dal carcere di Besi verso la collina in cui si svolgono le fucilazioni. Secondo il racconto dei testimoni, al canto si sono uniti amici e parenti che con una veglia di preghiera nel villaggio di Cilacap seguivano a distanza gli ultimi momenti dei loro cari. Un plotone di 12 uomini ha giustiziato i condannati, tra cui anche un indonesiano, che erano stati legati a pali.

I due australiani, Andrew Chan e Myuran Sukumaran, in carcere si erano pentiti dei loro crimini, con il primo che a febbraio era stato ordinato sacerdote e il secondo che insegnava inglese e arte agli altri detenuti. All’ultimo minuto e’ stata risparmiata dall’esecuzione una donna filippina, Mary Jane Fiesta Veloso, perche’ l’uomo che le aveva fornito la droga si e’ consegnato alla polizia. Le autorita’ indonesiane hanno difeso le esecuzioni dopo le dure proteste internazionali, fra cui quelle dell’Australia che ha richiamato l’ambasciatore per consultazioni. Il presidente Joko Widodo ha ricordato che e’ stata solo applicata la legge mentre il procuratore capo, Muhammad Prasetyo, ha sottolineato che Giacarta “combatte una guerra contro crimini orribili di narcotraffico che minacciano la sopravvivenza della nazione”.

Governo australiano fa rientrare ambasciatore

 L’Australia richiamerà il suo ambasciatore dall’Indonesia in segno di protesta per l’esecuzione “crudele e non necessaria” di due australiani condannati a morte per  traffico di droga. Lo ha annunciato il primo ministro Tony Abbott.  Andrew Chan e Myuran Sukumaran sono stati uccisi insieme ad altre sei persone di diverse nazionalità nella prigione di Nusakkambagan. “Noi rispettiamo la sovranità dell’Indonesia, ma deploriamo ciò che è stato fatto, che non è una cosa da poco” ha affermato Abbott ribadendo  che i due connazionali da tempo in carcere, erano stati  pienamente  riabilitati mentre erano in prigione.

Da dazebao.it

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