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La notizia che non c’è.Caffè del 5

 

La congiuntura italiana non suggerisce un racconto univoco ed ecco che Repubblica, Corriere e Stampa coltivano oggi ognuno un proprio filone, una loro chiave di lettura. Il Corriere torna sull’intervista a Beppe Grillo, dopo l’incontro con Mattarella, e la sua disponibilità al dialogo per centrare 2 obiettivi: salario di cittadinanza, una Rai sottratta ai partiti. Oggi scende in campo, la retroscenista, Maria Teresa Meli, per dirci che Renzi ci aveva pensato (a quel dialogo) prima di Mattarella e persino Grillo. Titolo:  “Renzi apre a Grillo sulla Rai”. Matteo avrebbe chiesto “un incontro” diretto ma Beppe avrebbe preferito parlare con Sergio (Mattarella) . Non avendo retroscena da vantare, Massino Franco descrive invece le “aperture” di Grillo, gli “avvertimenti” di Sacconi, la “debolezza di alcuni ministeri” , gli “appelli allarmati di Zanda all’unità del Pd”, “l’affanno cronico” e la “difficile scommessa (per Renzi) di arrivare fino al 2018”.

Per Repubblica, la vera partita in corso riguarda la corruzione. Tanto più che il giornale ha denunciato nei giorni scorsi le imprese di certi camaleonti siciliani che mafiavano in nome di legalità e antimafia. Titolo: “Giustizia, altro stop sulla corruzione”. Qui troviamo l’altolà di Renzi ad Alfano, “non può mettersi di trasverso” e l’indignazione (finalmente!) di Grasso, “sembra la tela di Penelope”. Il Presidente del Senato presentò, in effetti, una legge contro la corruzione il primo giorno della legislatura (secondo firmatario, Mineo) e gliela stanno disfacendo ogni notte in nome delle intese con la destra che volle le leggi ad personam (pene ridicole per i corrotti, prescrizione libera-tutti, ostacoli alle intercettazioni per chi, emulo di Falcone, volesse seguire la scia dei soldi.

La Stampa. “L’Onu: Isis cresce, non c’è più tempo”. Gentiloni spiega che “la minaccia del terrorismo islamico può far nascere un governo unito” (in Libia). Poi bisognerà decidere se armarlo (Putin sarebbe a favore), come aiutarlo, che ruolo assegnare all’Italia. Di questo si sta occupando Renzi e perciò frena su altre questioni? Per la Stampa,sì. Per il Giornale, “La lega si spacca, Renzi s’incarta”. Il Fatto ricorda che Renzi aveva detto “Darò il DASPO ai corrotti”, ma il Pd non ha votato in commissione -veramente non lo ha votato nessuno- un emendamento in tema dei 5 Stelle.

Infine la scuola, orba del suo decreto. Niente paura, “alle Camere 40 giorni per dire sì”, scrive Repubblica. “È una sfida anche al Pd”, incalza Francesca Puglisi, “ora niente ostruzionismi”. Ma dico io! Persino un marziano, atterrato per caso nel centro di Roma, penserebbe che se il governo, dopo tanto fragore, ha prodotto solo un documentino con le linee guida della riforma della scuola, certo Faraone, sottosegretario, Puglisi, responsabile scuola e l’ignara ministra Giannini, devono aver lavorato male, e molto “diluso” il maestro d’orchestra. Sui giornali, invece, codesti renziani s’imbrodano e ammuniscono il Parlamento.

Che volete? Ieri la brava Giovanna Casadio ha scritto di un prossimo giro di vite disciplinare per i senatori Pd. Tra un colpo di tosse e un ricorso al fazzoletto, le ho detto che la realtà mi sembrava più complessa, e il furore pare abbia partorito il topolino: il gruppo Pd si riunirà ogni martedì mattina. Qual è il punto? Che retroscenisti, cronisti parlamentari, specialisti di scuola o di giustizia, restano gioco forza attaccati -per guadagnarsi la pagnotta-  ai sospiri e agli odori di quelli che “contano” (sottosegretari, presidenti di commissioni, capi gruppo). E costoro, quanto più sono in difficoltà, tanto più ostentano certezze. E chi se ne fa eco, finisce per seguire la fonte fin sulla soglia della disinformazione. Che è spesso inconsapevole e sistemica.

Dicevo spesso, al tempo di Rainews24, che la notizia non esiste. Se non la prendi, la filtri con la tua visione delle cose, la confronti con altre fonti e altre visioni, la disinfetti dai virus che contiene e alla fine la proponi, come ipotesi!

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