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E lui che ne sa?

 

Perché lo segnalava come utile e interessante un acuto amico su un social network, ho letto un articolo del presidente del Pd su Left Wing. Ora, utile non saprei, ma interessante lo è davvero. Soprattutto per il consiglio rivolto a tutti i suoi compagni di partito ad andare oltre l’ieri, e chi in quello è stato protagonista, per provare a costruire un modello di sinistra che si emancipi dalla subalternità alla cultura dominante dell’ultimo ventennio. Potrei discutere sul fatto che difficilmente si può predicare lo svincolo dalla subalternità culturale del liberismo praticando, da Bruxelles ad Agrigento, l’alleanza con i campioni di quella cultura, ma voglio cogliere l’afflato propositivo al di là della possibile polemica.

Rimane un dubbio: Orfini dice, semplifico, che il Partito democratico “del 25%” non rappresentava appieno il mondo dei più deboli, dei ceti popolari, dei poveri, mentre quello “del 40” è arrivato a tale risultato “proprio recuperando parte di quei voti”. E lui che ne sa? No, non della rappresentanza del “Pd del 25%”, del quale era in plancia di comando, ma dei poveri intendo. Che ne sa? Perché potrebbe essere che il Pd sia diventato “quello del 40”  mangiandosi Scelta Civica, rosicchiando qualcosa a Grillo e beneficiando dell’astensione. Ed è credibile che ad astenersi siano stati più i poveri che i ricchi, visto che l’affluenza è stata più bassa in quei territori dove la depressione economica è più forte.

Se in Calabria appena il 45% s’è recato alle urne e in Emilia il 70%, forse è più facile, visto il reddito medio delle due regioni e, di conseguenza, la composizione percentuale delle rispettive popolazioni, che siano i poveri quelli che hanno fatto raggiungere all’astensione livelli così alti, magari perché sfiduciati dal sistema in quanto tale, Renzi o non Renzi, e convinti che tanto, come sempre, “lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall’altra parte”, la parte dei luigini, che hanno fatto le scuole giuste, abitano le case e i quartieri giusti, e giustamente si trovano a ricoprire le posizioni adeguate a guardare e giudicare, con la giusta misura e nel modo giusto, le cose per quelle che sono e accadono.

Ripeto, Orfini che ne sa? Che ne sa dei pullman che partono pieni da Reggio Calabria per Darmstadt o Karlsruhe? Che ne sa di come si vive appesi alla chiamata per “i cantieri della forestale” e nel frattempo a contendersi fra gli ultimi la raccolta delle fragole nel Metapontino o dei pomodori nel fondovalle del Bradano? Che ne sa di quanti rinviano le cure mediche perché non possono permettersele, non sanno cos’è la sicurezza di un salario, fosse anche da 5/600 euro al mese, fosse pure nel massimo della precarietà, e hanno la partenza come unica speranza, l’emigrazione come solo orizzonte?

Ma sì, forse sono ingiusto: dopotutto, hanno fatto qualcosa per i più deboli, o almeno ci hanno provato e ci provano. Se non tutti colgono questo segnale, e se molti invece si sentono esclusi, è perché non sono sufficientemente attrezzati per capirlo. Loro hanno preso il 40%; se gli altri non han votato, di che mai avranno da lamentarsi?

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