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E’ a persone come Massimo Rendina che dobbiamo la nostra libertà di pensiero

 

Massimo Rendina è stato capo di stato maggiore della divisione partigiana Lanfranco che prese parte alla liberazione di Torino dal nazifascismo. A 21 anni chiamo a fare il soldato venne mandato in Russia e solo per  un caso si salvò dalla disfatta e dalla morte che colpì molti suoi commilitoni. Tornato in Italia, fece la scelta di unirsi a quei gruppi antifascisti che furono poi tutti partigiani. E’ Stato un padre della Patria uno di quelle persone che con la loro scelta hanno contribuito  ad abbattere l’ideologia nazifascista. Una scelta di vita così lontana da noi persone del terzo millennio che non abbiamo mai visto una guerra nei nostri territori dalla seconda meta del XIX secolo fino ad oggi.

Giornalista è stato direttore del primo telegiornale della RAI. Fu cacciato da Ferdinando Tambroni,  successivamente venne reintegrato grazie all’amico Aldo Moro  ed in RAI è stato uno dei primo a parlare di convergenza nelle innovazioni tecnologiche. Negli anni settanta scrisse per il settimanale LE ORE diretto da Enzo Peri. E’ a persone come Massimo Rendina che dobbiamo la nostra libertà di pensiero, di parola e di opinione, che hanno sostenuto in tutti questi anni il valore della Pace  e della collaborazione tra le persone. Massimo Rendina  lo ricordo anche come innovatore attento alle nuove tecnologie  digitali e alle conseguenze sociali che avrebbero  portato. Negli ultimi anni della sua vita è stato attivo nell’ Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Nato a Venezia 4 gennaio 1920 ci ha lasciato a Roma 8 febbraio 2015.
Tra le sue pubblicazioni ricordo  “Dizionario della Resistenza Italiana” con prefazione di Arrigo Boldrini edizioni Editori Riuniti 1995;   “Cronache dalla prima Repubblica” editore ODRADEK 2009  di cui ho fatto un recensione per la rubrica TAMTAMLIBRI 

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