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Wolinski, vittima di una intolleranza che non sappiamo contrastare

 

Sono lì, in una cartella della mia libreria, e le sfoglio con malinconia e tristezza: sono le “tavole” in dono a una rivista, “Prova Radicale”, uscita tra il 1975 e il 1976, una redazione di quattro gatti alle prime armi, e  che a malapena saltabeccava sulla macchina per scrivere; e infatti dopo qualche numero la rivista chiuse. Quelle “tavole” un po’ ingiallite, beffarde e scanzonate, erano e sono inni di senso buono contro il buon senso, firmate da due moderni Piero Aretino (ricordate l’epitaffio di Paolo Giovio? “…Qui giace l’Aretin, poeta tosco, di tutti disse mal fuorché di Cristo, scusandosi col dir: non lo conosco…”)… I due poeti (della matita, della china) si chiamano Reiser e Wolinski. Sono già colonne del settimanale satirico “Charlie Hebdo”, si contendono la palma con l’altro storico settimanale, “Le Canard Enchainé”; qualcuno in Italia prova a farne l’imitazione senza troppa fortuna traducendoli (“L’Arcibraccio”, un improbabile mensile per dirne uno); qualche volume ne raccoglie gli sberleffi al senso comune, lo si trova solo in librerie specializzate; per il resto bisogna contare sui favori di un amico francese o di chi va in vacanza a Parigi, per averne…

Wolinski: pura razza francese: nato a Tunisi, da madre italiana e padre polacco, lo sberleffo la sua cifra, la dissacrazione come missione e vocazione… Vittima, con gli altri, di un’intolleranza che sgomenta e annichilisce, che ci si illudeva confinata in paesi a noi vicini, ma che ci si illude lontani, di cui poco o nulla vogliamo sapere: che ci importa di Bengasi o Tripoli distrutte, devastate, perché ci dovrebbe interessare Mosul preda dei fanatici dell’ISiS, e della Siria, così lontana da noi? Per non parlare dell’Irak, del basso Egitto, dello Yemen…Casa loro, fatti loro.

E’ un fanatismo assassino e criminale che ha già colpito: a Londra, a Madrid, nella stessa Parigi; e prima ancora delle Twin Towers di New York; ricordate la fatwa a Salman Rusdhie, e perfino i traduttori e gli editori di quei “Versetti satanici”, braccati, colpiti? E prima ancora degli sgozzamenti ad opera del boia nero dell’Isis, quanti altri sono stati massacrati in Afghanistan, Pakistan, Irak? Daniel Pearl, lo ricorda ancora qualcuno? E l’italiano Fabrizio Quattrocchi, frettolosamente liquidato come mercenario? Ma ancora: lo svedese Nils Horner, l’italiana Maria Grazia Cutuli, lo spagnolo Julio Fuentes…una lista infinita di vittime del terrorismo e del fanatismo. Distruggono le statue del Budda, impongono burqa e Corano, sgozzano chi non si converte…

Ora certo: “Siamo tutti francesi, abbiamo il dovere di reagire”, come dicon tutti. Ieri eravamo tutti americani di New York, ogni tanto capita perfino che siamo tutti ebrei; domani chissà… E’ evidente che abbiamo il dovere di reagire. Come? Fino ad oggi l’Europa, l’Occidente sono scesi a patti con i regimi che opprimevano i paesi del Maghreb e del Medio Oriente; fin che abbiamo potuto li abbiamo assecondati; si fanno affari, e che affari, con Gheddafi e Ben Alì, con i satrapi dell’Arabia Saudita e Assad; ne abbiamo ignorato i crimini consumati ai danni dei loro stessi popoli; poi, quando la situazione si è incancrenita in modo irrecuperabile abbiamo cercato di correre ai ripari nel modo che sappiamo; non abbiamo saputo (o voluto) predisporre nessuna politica di transizione e “compensazione”; siamo rimasti sordi e indifferenti di fronte ai moniti e agli appelli delle poche coscienze democratiche sopravvissute ai regimi che si sono dissolti; anzi, spesso li abbiamo mortificati e delegittimati…Abbiamo ottimamente operato in modo demenziale, senza minimamente chiederci come e perché gli eredi di Avicenna, Averroé e Umar Khayyam sono diventati quello che sono.

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