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Si combatte la barbarie con la conoscenza, e una buona didattica

 

L’Università deve educare al pensiero critico, unica alternativa alla violenza. Serve conoscenza per apprendere sia la consapevolezza di sé sia la tolleranza per l’altro da sé, non abbiamo urgenza di prese di posizione, decisionismo, scegliere da che parte combattere.

Mi riferisco al recente intervento del rettore dell’Università di Parma Loris Borghi in merito alla strage di Parigi, nel quale invoca lo «strumento» della cultura della libertà contro «i freddi tagliatori di teste». Poco importa che non vi siano legami tra gli attentatori di Parigi e le esecuzioni dell’Isis.

Ciò che il Rettore indica come il «diritto alla parola libera» dovrebbe corrispondere a un diritto all’informazione, perché sennò si parla tutti e nessuno ascolta. Viviamo in un Paese dove (secondo Reporters sans frontieres) la libertà di stampa è inferiore a Stati come Niger, Botswana, Ghana. Si potrebbe notare che tra le Nazioni con maggiore libertà di espressione solo una piccola minoranza è di fede cattolica.

Sarei allora assai curioso di indagare sulle fonti del Rettore, che nel proprio intervento si spinge a sostenere che l’etimologia del termine religione deriverebbe dal legame che questa stabilisce tra gli uomini. Non è così. Il legame tra gli uomini è politica. La religione stabilisce un legame tra l’uomo e Dio. Sempre che si possa ricondurre al verbo legare, e non a quello dieleggere, che darebbe ulteriori interpretazioni.

Pare che la (re)azione proposta da Loris Borghi sia stimolare gli studenti del Corso di Giornalismo a trattare l’argomento sul sito ParmAteneo. Non è questa la funzione di un Rettore. Sarà invece il direttore Luigi Allegri a dare indicazioni ai giornalisti, sempre che non si vogliano educare gli studenti all’italian way: il giornalista scrive ciò che gli chiede l’editore.

Il ruolo del Rettore è invece quello di garantire un percorso di studi formativo, possibilmente professionalizzante. E invece secondo le classifiche del «Sole 24 ore» l’Università di Parma è agli ultimi posti in Italia per qualità dei dottorati, sotto Reggio Calabria, Urbino e Cagliari. La peggiore università dell’Emilia-Romagna. Però le rette universitarie sono fra le più care (fino al 2012 erano le più care d’Italia) e la didattica è ancora infettata dall’ignominiosa questione del nepotismo fra professori (Parentopoli universitaria).

Non si ha motivo di considerare «il Sole 24 ore» un giornale “ostile”. Ad ogni modo basta osservare la classifica internazionale dell’Academic ranking of world universities: l’Università di Parma è a livelli infimi, molto dopo Belgrado (Serbia), Szeged (Ungheria), Pohang (Sud Corea), King Saud (Arabia saudita) e molte altre. Anche in questa classifica non compaiono ai primi posti Nazioni cattoliche, forse è una coincidenza.

Di queste cose dovrebbe occuparsi il Rettore, non di dettare gli argomenti ai giornalisti. Se li vuole liberi.

Il titolo dello scritto di Loris Borghi L’Università di Parma contro la barbarie è quindi del tutto azzeccato, ma siamo sicuri che la cultura arretrata e incivile a cui sentiamo il dovere civico di opporci non sia, tante volte, la nostra?

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