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#tuttipossonosbagliare, un errore, 8000 euro. Un crowdfunding per sostenere Andrea Signorelli

 

Andrea Signorelli ha fatto un errore e deve pagare. Andrea è un freelance che collabora anche con Blogo.it. In un articolo ha commesso l’errore di confondere un politico con un altro. Era un pezzo sui finanziamenti pubblici ai partiti e in una riga ha riportato che Nitto Palma era coinvolto in un processo. Invece no, non era lui la persona coinvolta. Oggi Andrea si è trovato a dover risarcire con 8000 euro Nitto Palma per questo errore, per evitare di andare a processo, perché il presidente della commissione giustizia lo ha querelato per diffamazione. Una querela più che legittima, sia chiaro.

Nonostante non fosse mai stata inviata una richiesta di rettifica (e la massima disponibilità a pubblicarla con la stessa rilevanza della notizia), nonostante il  pezzo fosse stato corretto subito dopo la querela, nonostante il giornalista si fosse scusato, nonostante fosse stato motivato l’errore, che può capitare a tutti, Nitto Palma non ha fatto alcun passo indietro e ora Andrea si trova a dover pagare una cifra che per un freelance è molto alta, significa sei, sette mesi di stipendio, quando va bene.

Dalla redazione di Blogo è così partita la campagna dall’hashtag #tuttipossonosbagliare, una raccolta fondi, per aiutarlo a coprire questa spesa. Il direttore si è fatto carico di organizzare la colletta e l’azienda ha coperto il 40% del risarcimento, nonostante non fossero coinvolti dalla querela e non fosse dovuto. L’obiettivo, spiega la redazione di Blogo, è quello di supportare Andrea. Ma anche di avviare una campagna di sensibilizzazione sul tema della libertà di stampa, della possibilità di commettere un errore senza dolo e la possibilità di essere condannati ad un risarcimento che supera le proprie capacità economiche.

Perché se il sistema funziona così, allora va a finire che un giornalista, domani, potrebbe pensare di non rischiare parlando di argomenti anche vagamente spinosi”.

E il punto centrale della questione è proprio questo. La figura del freelence è ormai sempre più diffusa nelle redazioni e freelance vuol dire precario, vuol dire non avere alle spalle né uno stipendio fisso né la sicurezza di un editore che ti difenderà. Vuol dire lavorare ogni giorno sul filo del rasoio con la spada di Damocle della querela temeraria che penzola sulla testa. E l’assenza di copertura economica che la condizione di freelance riserva può portare a questo: scegliere di tacere piuttosto che rischiare minando così uno dei capisaldi di un qualsiasi Paese democratico: la libertà di stampa.

Finché non si interverrà concretamente nel dibattito sulle querele e si troverà una formula che tuteli ambo le parti garantendo equità, non rimane che attivare la macchina della solidarietà e del mutuo soccorso per aiutare Andrea Signorelli. Basta cliccare qui e fare una donazione o anche solo diffondere l’appello.

 

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