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Le conseguenze di Mafia Capitale

 

L’inchiesta su Roma capitale sta provocando conseguenze sempre più gravi, almeno per chi segue con attenzione le vicende che si stanno succedendo, a livello mediatico e giornalistico, sulla vicenda che è nata dall’arresto di Carminati e Buzzi a proposito della vicenda che si è condensata intorno ai due ex esponenti della banda della Magliana e del presidente della cooperativa 29 giugno. In questi giorni si sono succeduti minacce ai pubblici ministeri, fughe di notizie e decreti di intercettazione in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma ha dichiarato ancora una volta qualcosa che tutti i magistrati che ho avuto la ventura di conoscere hanno sempre detto con chiarezza.“Senza le registrazioni telefoniche e ambientali, non riusciamo a fare inchieste sulle organizzazioni mafiose.”

Primo, non esiste il nostro futuro. C’è soltanto gente che ha capito e che si comanda in questo momento o si esercita la forza o il privilegio o l’arbitrio o non ci sarà una nuova stagione. Adesso vuol dire qui con ogni mezzo dalla truffa al delitto. E il mondo ormai è cambiato ed è cambiata anche la politica.

Secondo. La politica appare alla maggior parte degli italiani come un lavoro triste, ben pagato, legato a strappi (come cambiamenti improvvisi) da altri poteri, che a volte non conosci (e non immagini) per due tipi di   umiliazioni: nella politica perché non sai, per quale autorevolezza strategia o ragione, qualcuno ti dà ordini perentori, contraddicendo la Costituzione che ti vorrebbe “libero da un’appartenenza, di cui forse non  vuoi scorgere il rischio illegale, poiché è implicitamente previsto un premio, che è anzitutto l’accettazione nel gruppo  giusto, quello in cui si scelgono le “persone giuste”. Se non rispondi, di fatto hai chiuso e non conti più. E raggiungi subito un limbo nel quale siedono molti politici dimenticati per anni. Non ha a che fare con il mitico “gruppo misto” dove vanno gli incerti onesti sia quelli che si muovono verso il mercato. Sei ormai fuori e ti resta soltanto la possibilità di lasciare sul sentiero sol  tanto qualche voto contrario a qualche accordo sicuramente indecente come quello con la Libia ma lo fai soltanto per lasciare una traccia. Ad altro non serve.

Terzo, infine , il marcio che c’è nella politica non è il potere. I sindaci sono ostaggi e i presidenti delle Regioni  vivono la stessa vita. Sono molto presto impegnati in progetti sconosciuti e incomprensibili che sono spesso parti di più vasti progetti ministeriali. L’esempio più recente è la chiusura improvvisa dell’antico ospedale S.Giacomo nella regione Lazio cancellato di colpo senza nessuna accettabile spiegazione.  Infine, come si fa carriera in politica e magari si diventa molto giovani presidenti del Consiglio? Chi decide e con quali criteri? In Italia alla fine arriva il giudice ed è costretto a chiedersi ma chi comanda veramente in questa città.

Chi può veramente credere che Carminati o Buzzi fossero quelli che decidevano tutto? Sono questi gli interrogativi che si pone un’opinione pubblica come quella della capitale disorientata e spaventata da quello che sta succedendo. E mentre  succede questo al Palazzo di Giustizia, all’interno del Partito democratico lo scontro tra la maggioranza che fa capo a Renzi e la minoranza che fa capo a Civati, Fassina e Cuperlo combatte le ultime giornate di uno scontro con il segretario del partito sulla legge elettorale e le   altre imminenti scadenze.

Ed è proprio quest’ultimo, che ha rinunciato tempo fa alla carica di presidente del Partito Democratico conseguita qualche tempo fa con una regolare sfida elettorale, a chiedere – con gli altri che la pensano come lui – di farsi sostituire nella Commissione Affari Costituzionali della camera perché non se la sente di votare l’articolo 38 delle riforme costituzionali.

E’ difficile prevedere quel che succederà fuori e dentro il Partito di fronte alle scadenze previste nelle prossime settimane come nei prossimi mesi ma l’affollarsi delle scadenze che prevedono, con le due leggi elettorali di Camera e Senato, le elezioni agli inizi di gennaio del nuovo Capo dello Stato, induce a nutrire preoccupazioni su quello che potrà accadere se all’interno del Partito   democratico, non si arriverà a una ripresa del dialogo e poi alla tregua tra le due componenti della forza di maggioranza nel governo nazionale.

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