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Dopo di noi l’origano

 

Il nostro parlamento, legiferando sull’Iva, quando toccò le erbe aromatiche elencò tutte le specie e, così come per tutti gli altri prodotti della terra, applicò l’imposta al 4%, ma poi deliberò anche sulla diversità tra fresco e secco e miscellanea tra queste aggiungendo all’uopo qualche punto di differenza sul valore aggiunto (non chiedetemi lumi, vi prego) in ogni caso mantenendo una percentuale non superiore al 10%. Vedete bene dunque che lavoraccio no?! Mica come tutti gli altri Paesi che grossolanamente fanno di tutte l’ erbe un fascio d’aliquota!

Ma galeotto fu l’origano perché (ahi lui lasso) fu dimenticato nell’erbario del legislatore addetto all’elenco (ma quale erba si stava fumando per dimenticare quella più usata nell’indigena pummarola?).  E fu così che (da quell’Agenzia dell’Entrate sì notoriamente irremovibile, specie nel perseguire gli evasori) l’erba esclusa fu assoggettata all’Iva del  22%: popolar/fascia lusso per ceto medio -post suo genocidio epocale- superstite ancor papabile (soprattutto puppabile)  persino sull’origano!
Siamo riusciti a battere Attila! Dopo aver distrutto ogni possibilità di crescita (fili d’erba compresi) gliel’abbiamo fatta a far crescere almeno l’origano.

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