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JobsAct che viene e Forza Italia che passa

 

Terrazza sel

Renzi e affluenza

Sono due i temi che interessano la giornata politica di oggi. Uno dentro il Parlamento. Si consuma il voto sul Jobs Act. 316 sì con la sinistra democratica in ordine sparso. Chi vota contro (Civati e i suoi) chi esce dall’aula e non partecipa al voto. Chi vota a favore per ragioni di disciplina di partito come Pierluigi Bersani. E i suoi, restando in aula, assicurano il numero legale. Passa e senza voto di fiducia. Ora tornerà al senato per l’ultima lettura viste le modifiche fatte dalla Commissione Lavoro della Camera. Pronti a scommettere che lì la fiducia ci sarà. Le polemiche maggiori, in questo caso, sono all’interno del Pd. Nella mattinata c’era stato un segnale abbastanza forte da parte della sinistra Dem. Sulla terrazza del gruppo di Sel foto di gruppo con i delegati lombardi della FIOM insieme ad Airaudo, Scotto, Fratoianni. E fino a lì ci sta. ma con loro c’erano anche Gianni Cuperlo, Stefano Fassina e Pippo Civati.

Una provocazione? Oppure semplicemente la risposta, di una parte del Pd, a chi, sempre all’interno dello stesso partito, ha interrotto il rapporto con la Cgil e con la FIOM. Poi nel pomeriggio il voto in Aula. Statuto dei lavoratori a lutto, Matteo Renzi che ringrazia per il risultato ottenuto. Ma sulla rete, dopo il suo commento sul voto in Emilia Romagna e Calabria in cui aveva sostenuto che l’affluenza era un problema secondario, qualcuno gli fa le pulci e va a vedere cosa aveva detto quando alla guida del Governo e del Pd non c’era lui. Su questo ha ragione Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle. La rete non perdona.

pd jobsactCon il voto sul Jobs Act molti deputati renziani che accusano i compagni di partito. Scissione? E’ la parola che si sussurra in Transatlantico.

Ma forse è un po’ come l’dea della rivoluzione per i comunisti citata nel monologo di Giorgio Gaber. perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…” e quel dopodomani non arriva.

Poi la sera la discussione sul lavoro a Ballarò. Con un Carlo Freccero superincazzato e una Camusso da guerra che se la prende con Simona Bonafè e con Beatrice Lorenzin. La discussione è sulle priorità, sulla precarietà e sulla fuga dei giovani all’estero alla ricerca di lavoro.renzi su jobsactLa Bonafè ha difficoltà, accerchiata dagli ospiti. Ma la difende su twitter Ivan Scalfarotto, vice ministro boschi. E con la CGIL non ha un buon rapporto, se arriva anche a sbagliare il nome della segretaria.
scalfarotto su camussoOggi era anche la giornata contro la violenza sulle donne. Se ne è discusso in Parlamento. Per alcuni è stata commemorazione, per alcuni giornata di lotta. Per tutti dovrebbe essere la normalità

Il tema esterno è invece quello della dialettica interna a Forza Italia. Non ci sono molti twitter.  E’ la giornata della distensione per Silvio Berlusconi che comincia con il comitato di presidenza del partito che accoglie le richieste di Raffaele Fitto. “Sia spostato”. E così è. Berlusconi fa la sua relazione ma per il dibattito aspetta il rientro di Fitto da Strasburgo.Pone però due titoli importanti: Il centrodestra va unito se vuole essere competitivo e i panni sporchi li dobbiamo lavare in casa altrimenti l’eco mediatica crea la disaffezione degli elettori.

Poi sceglie la presentazione del libro di Bruno Vespa, al tempio di Adriano, per proseguire la sua azione distensiva. Lo fa rassicurando Renzi. Il Patto del Nazareno regge perchè il Paese ha bisogno delle riforme per assicurare governabilità.

Torna a parlare dei temi della prima repubblica, del pentapartito, dei governi che duravano pochi mesi. Ed è per questo, per cambiare l’Italia che serve il Nazareno.

Altra cosa è la legge elettorale e chiede al premier che siano la sinistra e le forze di centrodestra a scegliere se il premio di maggioranza debba esser concesso alla lista o alla coalizione.

Il Berlusconi distensivo

Il Berlusconi distensivo

Per la ricerca di unità arriva a perdonare Angelino Alfano. “La sua scelta in una fase in cui si discuteva la mia decadenza mi ha fatto molto male”. Ma poi aggiunge che il personale va messo da parte per il bene del Paese e, quindi, delle alleanze. Poi offre la sponda a Matteo Salvini.

E’ un goleador, in Tv funziona bene ma gli serve una squadra. Un centravanti senza centrocampo fa poco. Io posso fare il regista ma a lui serve la squadra. Sembra una sorta di benedizione alla sua leadership.

Anche se, chiarisce, a volte capitano e goleador non si incarnano nella stessa persona. Infine pensa al prossimo confronto sul futuro inquilino del Colle.

“Io sarei il miglior presidente della repubblica” ma aggiunge: So che questo non è possibile. Ma dovrà essere qualcuno che rappresenti tutto. Per il bene del Paese e delle riforme.

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