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E infine, i non rappresentati

 

Ve la dico come l’ho capita. Ci sono quelli che stanno sempre bene, che il governo sia guidato dalla destra o dalla sinistra, e infatti loro votano l’una o l’altra, l’importante è che sia la parte che vince tanto, se le ideologie sono finite, non val la pena schierarsi con chi non è al potere e non può fare nulla di concreto. Che poi è la più vecchia delle ideologie e tutti sappiamo come si chiama.
E ci sono quelli che stanno da una parte, per condivisione o tifo non importa in questo caso, e votano quella parte: che vinca o che perda, loro stanno dove son sempre stati, non mettendo mai in discussione il diritto, il principio e il sistema che ne determina il loro stare in maggioranza o in minoranza, e cercando, se si può, di non mettersi di traverso a chi ha vinto ma, al massimo, di fare un’opposizione responsabile e credibile.
Ancora, ci sono quelli che stanno sempre dalla parte delle minoranze, per scelta spocchiosa o per idee troppo minoritarie o difficili non è fondamentale saperlo in quest’ottica, e spesso ci finiscono anche se alla loro parte capita di divenire maggioranza. Sono quelli che vorrebbero anche bloccare il sistema, o semplicemente rendergli la vita più difficile provando a mettere sabbia negli ingranaggi, ma che, quasi mai, ne hanno la forza o la possibilità.

Infine, ci sono quelli che non sono rappresentati da nessuno, quelli che non partecipano alla contendibilità del gioco democratico, semplicemente perché non possono o non sanno come farlo. Non s’inseriscono all’interno dell’alternanza, per la banale considerazione che loro sono già sconfitti: dalla storia, dalla società, dall’organizzazione del sistema.

Per questo, nessuno li rappresenta. Non la maggioranza, che mai si rivolge ai perdenti. Né la minoranza, soprattutto se si pone all’interno e a difesa del sistema che li esclude e dal quale sono sconfitti. Capita, a volte, che quest’ultima provi a rappresentarli, strumentalmente o per convinzione è indifferente in tale schema, ma a quel punto sono essi che rifuggono, giustamente insospettiti dall’interessamento.

Il problema è legato alle dimensioni di questa massa di non rappresentati, ma anche all’atteggiamento che verso costoro assume chi della rappresentanza fa il suo mestiere. L’idea che non debba esistere opposizione sociale al sistema di governo o alla maggioranza pro tempore è follia vera e propria. Eppure, sembra essere declamata come la più innocente e palese delle verità, senza che nessuno ne denunci l’infondatezza della quale cui tutti i momenti si ritrova traccia nei fenomeni di diserzione dal patto che è a fondamento del sistema, stabilito fra chi dal e nel sistema trova il proprio appagamento e le proprie ragioni; gli altri, semplicemente, sono fuori.

Bene (o male, fate voi), se questi sono tanti e se a loro si risponde con l’arroganza tipica dei vincenti dell’ultima ora contro i perdenti di sempre, è chiaro che la situazione può diventare pericolosa. Non credendo nel sistema come meccanismo della rappresentazione del proprio essere all’interno della società, questi non rappresentati non ne condividono minimamente le forme e le manifestazioni. Per dire, se parti o pezzi del sistema non si curano dello sforzo di cercare di rappresentarli, non saranno essi a farlo, ma cercheranno nella contrapposizione rivendicativa e vendicativa a questo la soddisfazione delle loro aspettative, richieste, esigenze.

Cercando di spiegarla diversamente, i non rappresentati difficilmente daranno vita a una forza politica organizzata per contendere il potere, o semplicemente la rappresentanza, alle altre realtà presenti sulla scena. Semmai, possono puntare a una ribellione non finalizzata, uno scatto d’ira, una rivolta rabbiosa e disperata, ancor più perché muove dalla disperazione, come avviene fra i poveri e come accade nelle periferie.

Il problema di contenere essi e i loro bisogni all’interno dell’alveo della democrazia non è una questione che riguarda principalmente, o esclusivamente, costoro, ma che dovrebbe riguardare chi quel sistema vuole tutelare e mantenere sui binari della convivenza pacifica e civile. Anche perché, il rischio è che qualche apprendista stregone alimenti le tensioni per tornaconto personale, determinando situazioni seriamente ingestibili.
Poi, certo, si può anche continuare a sentirsi semidei titolari della verità per il solo fatto di essere o aderire o sostenere la parte che è il 40,8% di quelli che hanno votato. Fino a quando il tutto regge.

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