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“Ilva da fuori”. Tempo di tornare: da oggi su Articolo21. Dove eravamo rimasti?         

 

Eravamo rimasti al primo di agosto 2014, che l’Unità chiudeva e questo blog finiva i suoi racconti… Di giorni di lotte, di gente per strada, di tante emozioni, di mille domande. Ma spesso il silenzio in silenzio non ce la fa a stare…e trova le strade per scrivere ancora. Il sito di Articolo21 da oggi accoglie la nuova casa del blog  “ILVA DA FUORI,” e grazie…e davvero GRAZIE!
La storia, dunque continua, per chi di Taranto ancora vuol leggere nello spazio di qualche riflessione, ancorata sempre e solo ai fatti, che di questa città ne segnano il destino.

E voglio ripartire da qui, dal mese di ottobre, da quando il processo relativo ad Ilva, denominato “Ambiente svenduto”,  in cui  gli imputati sono  52 ,  49 persone e 3  società  (Riva Fire, Riva Forni Elettrici e Ilva)per disastro ambientale, è rimasto a Taranto e a deciderlo è stata la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dai difensori degli imputati che chiedevano di trasferire il processo a Potenza, A dire proprio dei difensori la richiesta era motivata dal fatto che  non ci sarebbe stato il clima adatto per elaborare un giudizio sereno. Era stata sollevata anche una questione di tipo procedimentale, e tra le parti offese ci sono comunque tutti i cittadini di Taranto.

Dunque il 16 ottobre è ripartita  la macchina della giustizia che giustizia deve restituire ad una città inquinata da fumi che salgono dai camini, e strisciano nell’illegalità che ha permesso che a Taranto si potesse  davvero fare tutto senza doverne dar conto, senza curarsi della popolazione  che per anni ha respirato fumi, veleni, ingoiando menzogne sui dati, e vivendo con la morte accanto, che faceva l’appello , che fa ancora l’appello  a cui mai vorremmo rispondere,  noi o un nostro caro,  presente!

Un marea di  costituzioni di parte civile, oltre 600,  da parte degli avvocati  nell’udienza preliminare, davanti al gup del Tribunale di Taranto, Vilma Gilli e l’udienza è stata poi  aggiornata al 21 novembre prossimo. Il gup si è riservata di decidere sulle richieste di costituzione di parte civile depositate, tra cui il Comune di Taranto, già  a giugno  per i danni derivanti dalle emissioni inquinanti  dell’Ilva,  ma anche la Provincia di Lecce, Peacelink-Altamarea, Cittadinanza Attiva, Contramianto, l’Istituto autonomo case popolari di Taranto, una decina tra società e cooperative, Slow Food Puglia, mitilicoltori, allevatori, proprietari di cappelle funerarie del cimitero di San Brunone, i proprietari di immobili, ora  deprezzati, del quartiere Tamburi, quello che più di tutti paga le conseguenze dell’inquinamento perché  il più vicino  allo stabilimento siderurgico.

E poi …che cosa è successo ancora a Tarato nei mesi in cui non ho scritto…
…e poi c’è Temparrossa, che divide la città…
Un progetto che prevede l’arrivo a Taranto di oro nero grezzo, che  proviene  dalla Valle del Sauro,  Lucania, non per essere raffinato, ma per essere caricato su petroliere dirette verso altre raffinerie.

Un progetto, ed i suoi rischi…
Il rischio legato all’inquinamento del mare e agli incidenti petroliferi perché il  progetto Tempa Rossa prevede un aumento del traffico di petroliere in mar Grande con rischio di sversamenti per cause accidentali  o anche operazionali.

L’aumento del traffico di petroliere aumenta la probabilità di incidenti , quindi,  gravi conseguenze sulle risorse ittiche marine.
Analizzando poi  il Rapporto di Sicurezza presentato dall’azienda relativo al progetto “Tempa Rossa” si evincerebbe  un aumento complessivo del rischio di incidente rilevante per l’interessamento del parco serbatoi situato lungo la Strada Statale 106 e  aggiungere due serbatoi della capacità di 180.000 metri cubi, oltre   quelli già esistenti, potrebbe determinare  un aumento del rischio di incidente importante e la   possibilità che il tutto possa interessare le   aree circostanti la raffineria.

Eravamo rimasti … così come adesso, con la città nelle mani di chi crede che produrre poco lavoro valga la pena.. e dei rischi non si cura, nelle mani di chi ancora ha il coraggio di dire che senza lavoro non si può vivere, dimenticando che si lavora per vivere, non per morire…
Taranto, ti racconterò ancora e sempre così, con i fatti che qui accadono, con gli occhi di chi vorrebbe  raccontarne altri, di lavoro pulito, di mare e turisti, di dignità di vita delle persone…e di bambini a cui il futuro si può restituire…
…basterebbe  solo smettere di inquinare.

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