Sei qui:  / Articoli / Interni / E’ lo Stato che manca non il Sindacato

E’ lo Stato che manca non il Sindacato

 

Credo sia stato Sigmund Freud che per primo,in un testo scientifico, abbia utilizzato l’ espressione “l’ albero del gatto”, quell’ albero del giardino di casa dove il gatto va a rifilare le proprie unghie. L’ impressione è che in questi ultimi tempi il sindacato sia diventato l’ albero del gatto. Il paese non va? E’ colpa del sindacato. Il paese è arretrato? Colpa del sindacato? Il vecchio si oppone al  nuovo? E’ il sindacato.

Il sindacato, come gli uomini politici, come i partiti, come molti economisti, come molti opinion leader, ha responsabilità e colpe, ovviamente, ma gettare tutte le colpe di una crisi complessa, che parte da lontano, ha origini internazionali, in buona parte con gravi colpe del mondo della finanza e del sistema bancario, ebbene gettare le colpe di questa crisi sul sindacato italiano non solo è una sciocchezza, ma è un grave errore politico perché non permette di capire i termini della crisi, le misure da adottare per uscire dalla crisi. Né quella che viene da fuori, né quella che viene dall’ interno del nostro paese. Un medico che non capisce, o non trova comodo non capire la malattia del proprio paziente, è destinato a portarlo alla rovina sicura.

A volte per capire la realtà è molto più utile un romanzo che un trattato di storia. Un romanzo, di qualità va in profondità, arriva dove non arriva lo storico. La narrazione  è una metafora che parla della vita. Direbbe Pascal che per capire il mondo occorre l’ esprit de géomètrie, ma anche l’ esprit de finesse. Noi ci permeteremmo di aggiungere un altro elemento: l’ empatia sociale. Nella narrativa troviamo tutto questo, non sempre nei testi di economia o di sociologia. Un esempio per tutti. La crisi, la decadenza  della borghesia francese della prima metà del Novecento, queste vite rattrappite della provincia francese, che si rinchiudono e muoiono su se stesse,  si capiscono meglio leggendo i romanzi Simenon che non accostandosi a un trattato di sociologia, al saggio  di uno storico.

Le storie che lo scrittore di genio ci racconta ci permettono di capire meglio le cose, la realtà delle cose. Attualmente,  in testa alle classifiche di vendita, c’ è l’ ultimo libro di Ken Follet, I giorni dell’ eternità, un racconto dei decenni che abbiamo attraversato nel secolo scorso. Le ambizioni, le perversioni di una vita abbiamo attraversato e che paradossalmente, anche se ne abbiamo preso le distanze storiche non è finita. Sono finiti i loro protagonisti, non l’ attualità di quelle storie, la loro intrusione nella nostra vita di oggi. A un certo punto. Ken Follet,  parla della caccia alle streghe organizzata da Hoover, direttore dell’ FBI, contro i comunisti. Veri, presunti o immaginari  che fossero. Scrive Folle, dando la parola a uno dei protagonisti del suo racconto: “Non si riusciva mai a dimostrare che una persona non era comunista . . . e in ogni caso la verità aveva scarsa importanza: la sola ipotesi era letale. Come l’ accusa di stregoneria nel Medioevo”.

Se ci pensiamo bene è quello che, nelle situazioni mutate e in modo assolutamente diverso, ma con gli stessi strumenti retorici, e gli stessi risultati distruttivi per la società, ha fatto Berlusconi nei suoi lunghi otto anni di governo. Qualsiasi obiezione che venisse dall’ opposizione, qualsiasi proposta fosse fatta, era il solito discorso dei comunisti, quelli che rappresentavano il vecchio, la voce di un’ ideologia che aveva fallito in tutto il mondo. Un modo molto comodo per evitare di discutere sul merito. Non si riusciva mai a dimostrare che un’ idea non era comunista. Parliamo di come è stato fatto il condono fiscale? di soldi portati all’ estero per evadere il fisco? Pronti, subito rispondevano: cosa volete perdere tempo a parlarne con dei comunisti che odiano chi rischia il proprio capitale nelle aziende, che ha il coraggio di rimettere in gioco i propri risparmi per creare lavoro, ricchezza? E poi, se uno si è arricchito è perché è stato bravo. Perché vuoi perdere tempo a parlarne con dei comunisti rottami dalla storia. I comunisti odiano chi ha avuto successo, ha fatto i soldi. Detto così si chiude il discorso, la realtà mistificata diventa ingovernabile.  L’ altro, l’ interlocutore,  è scomunicato ancora prima che prenda la parola, qualsiasi cosa dirà non dovrà essere credibile. E’ come ascoltare una strega, tutto quello che può dirti è il male che viene dal diavolo.  E’ questa la funzione del pregiudizio: impedire l’ ascolto delle ragioni dell’ altro. Ha torto a priori, vittima di una definizione che gli è stata buttata addosso come una maledizione. Può dire quello che vuole sarà sempre considerato una pianta malata. Non può che dare frutti malati. Con le piante malate che si fa? Si abbattono, mica possiamo permettere che la malattia si estenda.

Ora un qualcosa del genere si tenta con i sindacati. Sono loro che fermano l’ Italia. Se l’ Italia è un paese vecchio è colpa loro. Hanno la testa vecchia, vivono nel passato, noi guardiamo al futuro, siamo il futuro. Non si può modernizzare un paese avendo dei sindacati vecchi, superati, che non sanno adeguarsi a una società che cambia e per di più remano contro.

Argomentazioni del genere sono molto pericolose. Danno l’ illusione di fare chiarezza, di distinguere ciò che va da ciò che non va, mentre  creano solo una nebbia mentale, impediscono di vedere i problemi per quello che sono, di mordere la realtà. Capita di credere  di essere furbi, di risolvere i problemi con funambolismi mediatici, ma è anche vero che, a volte, a navigare nella nebbia si finisce nel baratro.

E’ di oggi la notizia che il Presidente del Consiglio finlandese, paradossalmente il partito del rigore e dell’ austerità da imporre a tutta Europa, metro e misura di una sana economia, il paese dove i sindacati sono ordinati e ragionevoli, questo Presidente che è per l’ Europa come Domenico Savio per i salesiani, dichiara che la perdita di competitività economica che si sta affacciando anche nel suo paese, è dovuta  ad Apple, a Samsung, a Google potenze economiche troppo potenti perché possa essere retta la loro concorrenza (con buona pace dei sostenitori del libero mercato che si regola da sé). Sono questi che hanno distrutto Nokya (una vera eccellenza che tutti conosciamo). Non bastasse, se la Finlandia ha problemi, è colpa dei tablet, di internet, di Google  che hanno ridotto di molto l’ uso della carta e quindi la vendita e la lavorazione del legname, importante fonte di  reddito del loro paese. Chissà mai se si porranno il problema se il pareggio del loro bilancio fermerà internet, i tablet, l’ Iphone? Chissà se si chiederanno se l’ abolizione dell’ articolo 18 in Italia farà riprendere l’ uso del legno per ricavare la carta nei quantitativi di un tempo?

Di fronte a trasformazioni prima mai immaginate, possiamo pensare che se un paese resta fermo, declina,  non esce dalla crisi economica,  solo e tutto per colpa di un sindacato vecchio, superato dai tempi? I problemi complessi non si risolvono prendendo un’ aspirina. Bisogna capire la causa di un male se lo si vuole curare. Non serve a nulla  metterci sopra un tampone. Serve la testa, la capacità di ragionare e di elaborare, la mente sgombra da pregiudizi

E’ interessante analizzare gli strumenti mediatici usati per demolire l’ avversario, in questo caso il sindacato. E’ vero: ci sono molte tipologie sindacali e certamente vanno ridotte. Ma è anche vero che si sottace una verità sostanziale: si può fare lo stesso contratto di lavoro per un’ infermiera di un’ ospedale, per un archeologo, per un vigile del fuoco, per il pilota di un aereo, per un ricercatore chimico, per un marittimo, per un ingegnere informatico, per un muratore, per il restauratore di un’ opera d’ arte? Se viviamo in una società articolata, che richiede professionalità (e rischi professionali differenziati) cosa vuol dire fare un contratto unico? A meno che non si sia in malafede e non si pensi a un contratto unico che garantisce a tutti un contratto ridotto ai minimi termini lasciando poi alla giungla della trattativa privata del singolo con la propria azienda (apparentemente un contratto unico, in realtà un’ esplosione di contratti differenziati, ma non più protetti). Una trattativa tra chi può usare la forza del ricatto perché non c’ è più un diritto cui rivolgersi. Si dice: ma in America si fa così. Per la verità non sempre. Anche lì ci sono cause di lavoro e giudici che intervengono: e comunque mi diceva uno dei primi direttori dell’ Harry’s bar di New York: veda negli Stati Uniti , qui dove sono ora io, posso licenziare un cuoco, un cameriere, da un momento per l’ altro, ma è anche vero che se qualcuno offre un dollaro in più al nostro cameriere o al nostro cuoco questo mi lascia di punto in bianco. Per un ristorante come il nostro che si basa sul riconoscimento del cliente, nel farlo sentire quasi a casa propria, questo è un danno non da poco. Come si vede non è tutto oro quel che luce.

Poi si dice: il sindacato si è occupato di quelli che il lavoro l’ hanno già, di quelli garantiti. E’ una vergogna: si è disinteressato degli altri. Calma. Occuparsi di chi  non ha un lavoro, di creare le condizioni perché si sviluppi imprenditoria e produttività, occasioni di impiego, non è compito del sindacato, è compito dello Stato. Cerchiamo di essere chiari, è una differenza sostanziale.  Non ci sarà mica qualcuno che verrà a dirci che se i giovani non trovano lavoro è colpa delle suore che non hanno pregato abbastanza.

Ancora. Nell’ Emilia Romagna e nella Toscana sono scomparse molte imprese italiane che producevano divani e poltrone sono passate di mano. Ora sono quasi tutto in mano ai cinesi, vi lavorano cinesi. Ma alle stesse condizioni di un lavoratore italiano? Questo crollo di molte piccole aziende è davvero frutto della libera concorrenza che li ha visti soccombere.     E quello che è avvenuto con violazioni di regole, ritmi di lavoro, condizioni di civiltà, sono dovute al fatto che non è intervenuto il sindacato? Non è lo Stato, l’ Ispettorato del lavoro che dovrebbe controllare che le leggi dello Stato italiano valgano per tutti. Si ogni tanto ci fanno vedere qualche irruzione in qualche capannone, ma sembrano più interventi mediatici che sostanziali. Vogliamo modernizzare lo Stato. Benissimo. In questa situazione dov’ è lo Stato. La situazione, nota e conosciuta, passato qualche intervento a effetto,  continua come prima e come molti sanno. E’ lo Stato che manca non il Sindacato. Detto questo se veramente il sindacato fa battaglie sbagliate, difende situazioni sbagliate (spesso d’ accordo con la politica) va denunciato senza remora, con durezza e senza sconti. Ma se uno deve essere operato di appendicite, lo si operi di appendicite. Il fatto che una parte del suo corpo sia malata non è una buona ragione per portarlo al cimitero e buttarlo nella fossa comune. Se nel sindacato c’ è del marcio si tolga il marcio, ma lo Stato non cerchi alibi.

Leggi:

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE