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Un caffè per Ezio Mauro.

 

Dirò dopo, brevemente, di Draghi e Renzi. Ora lasciate che mi occupi del Giornale e di un editoriale Ezio Mauro, direttore di Repubblica. “Venti di guerre. Europa fermati”, così apre Sallusti e spiega “Follia Nato: combattere due guerre. Il segretario Rasmussen mette a disposizione l’Alleanza per combattere l’Isis, oltre che l’Ucraina”. La Repubblica, invece, “Ucraina e Iraq. Obama alla Nato: così non basta”. Ezio Mauro scrive che “l’anima imperiale e imperialista della Russia è eterna e insopprimibile”. “Nello stesso momento il Califfato islamista ha un pugnale puntato alla gola…del nemico definitivo, l’Occidente”. Attaccati contemporaneamente su due fronti. E noi, come reagiamo? Abbiamo la Nato, dice Mauro, che però “non può essere protagonista delle due crisi senza una soggettività politica chiara dell’Occidente”.

Tuttavia egli osserva questo Occidente noi “lo abbiamo svalutato come un reperto della guerra fredda… mentre altri (gli islamisti) lavoravano per costruirlo come bersaglio immobile”. Così come ci siamo illusi che l’imperialismo russo potesse venir meno, avendo distrutto l’Unione Sovietica. Intanto, a casa nostra, la politica mostrava tutta la sua impotenza, in crisi la rappresentanza democratica, mentre la “somma delle diseguaglianze sta facendo traboccare il vaso”. E ancora cresce la sfiducia nello stato nazione ma anche e nella legittimità dell’euro, visto che “portiamo in tasca una moneta comune senza sapere qual è la faccia del sovrano che vi è impressa”. “Una parte sempre più larga di popolazione ha la sensazione davanti alle crisi che il mondo sia fuori controllo”. nonché del venir meno di una forte leadership americana. Ecco che, per Mauro, occorre ritrovare una weltanschauung, nell’idea di un Occidente, democratico ma forte.

Tra le donne e gli uomini che hanno i miei anni, sono tra i più “occidentali”. Da ragazzo ho studiato Wittfogel e il dispotismo orientale, credo di sapere quanto Marx debba a Kant e l’Europa alla Rivoluzione Francese (liberté égalité fraternità) e al “Trattato sulla tolleranza” di Voltaire. Ma, caro Ezio, parlare dell’Occidente come del Sacro Graal, mi sembra pura ideologia. Da più di trent’anni le classi dirigenti americane ed europee non hanno voluto vedere l’avanzata inarrestabile del terzo mondo (ne parlava, inascoltato, anche il povero Berlinguer). Hanno reagito, di bolla speculativa in bolla speculativa, creando denaro col denaro e allargando la forbice tra ricchi e poveri. Detesto i dietrologi, ma già nel 2001, alla fine della bonaccia clintoniana, l’America avrebbe dovuto ridurre le sue aspettative. Invece la guerra contro il nuovo “impero del male” (l’islamismo che avevamo allevato e armato) è stata usata come diversivo. Mentre il crollo dell’URSS consentiva di mettere (malamente) le mani sui Balcani e di chiudere la Russia in una morsa di Repubbliche filo europee (meglio, filo tedesche) e filo Nato.

Intanto lasciavano che la pace promessa tra Israeliani e Palestinesi divenisse un flautus vocis, regalavamo ai tagliagole l’esercito di Saddam (hai letto Valli?), lasciavamo (dopo Ben Laden) che i nostri vecchi fornitori di petrolio, arabi e musulmani, coltivassero, comeistrumentum regni, una lettura medievale del Corano, vero brodo di voltura dello jihad.

A differenza del direttore di Repubblica, io penso che Obama sia l’inevitabile curatore fallimentare dell’Unica Superpotenza, che un certo ritorno all’isolazionismo americano sia da preferire alla riproposizione di avventure imperiali, che debbano essere i musulmani a combattere l’Isis e gli arabi a chiedere libertà ai loro tiranni. Che l’Europa si debba ricostruire partendo dall’Eurozona, per diventare unione politica e democratica, prima che monetaria. E che Putin si debba coinvolgere, come l’Iran, nella ricostruzione di un equilibrio in Medio Oriente, ma dopo aver garantito alla Russia una zona aperta e libera e florida tra noi e loro. Utopia? Possibile. Ma un’Europa così sarebbe per la Cina e il Brasile, per l’India e la Turchia e la stessa Russia, un’occasione. Partner apprezzato, persino invidiato. E l’idea d’Occidente tornerebbe a fondarsi sul secolo dei lumi e del diritto positivo, non su di una lettura superficiale del Medio Evo Germanico e delle Crociate. Il Papa che viene dalla fine del mondo ci propone qualcosa di non troppo diverso.

“Spinta per la crescita”, “Mossa per la ripresa”, “La BCE taglia i tassi, volano le borse”, i titoli su Draghi, che porta i tassi allo 0,05% e compra obbligazioni garantite (non ancora titoli di stato). “Niente soldi, la rivolta di polizia e militari”, “Renzi reagisce”, “Tutti contro Renzi”, quelli sul fronte interno. La verità è semplice: Draghi può pilotare una svalutazione dell’euro (lo sta facendo) ma le politiche economiche spettano ai governi dell’euro zona, che devono concertarle. Renzi si è arreso all’evidenza delle casse vuote e dei tempi lunghi per le riforme, ma il suo stile e le incaute promesse generano frustrazione, e proteste. Anche nel Pd. Ironico Bersani si è chiesto se “i nuovi senatori nominati nelle regioni debbano portare la cravatta”. Caro Pierluigi, se tu non fossi rimasto in silenzio e Gotor e Finocchiaro non avessero tenuto il moccolo a Renzi, il paese non avrebbe perso 3 mesi a discutere di una riforma Costituzionale, inutile inchino all’uomo solo al comando.

Infine, non c’è che fare, la Quinta Repubblica agonizza e “il 18 Brumaio” di Manuel Valss durerà lo spazio di un mattino. L’amante tradita di François Hollande si è vendicata facendo sapere come l’erede di Mitterrand disprezzi i poveri “senza denti”, un ministro appena nominato, costretto a lasciare perché aveva il vizio di non pagare le tasse. Solo una rivoluzione o una guerra ci salverà dal grottesco. Cosa preferire?

Da corradinomineo.it

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