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In ricordo di Federico Orlando. Il mio incontro con un uomo d’altri tempi

 

Anch’io, nonostante la giovane età, ho avuto il privilegio di conoscere da vicino Federico Orlando. La fortuna mi è capitata due anni fa, un pomeriggio di luglio, nel corso di una festa di Articolo 21: c’era ancora Monti al governo e, a due passi da noi, stava andando in scena, alla Camera, l’ennesima battaglia di una legislatura fra le più tristi di sempre, conclusasi col fallimento dei tecnici e il disastroso esito delle elezioni del febbraio 2013.
Di Orlando, ricordo soprattutto lo sguardo: una fierezza d’altri tempi, un’indiscutibile autorevolezza sempre pronta, però, ad ascoltare i più giovani, un rispetto per il prossimo che oggi appare quasi anacronistico e una vitalità straordinaria per un uomo che aveva superato gli ottanta ma non rinunciava mai ad essere presente, a dire la sua, a svolgere un lavoro che era stato il senso profondo e inconfondibile della sua vita.
Un liberale montanelliano, esponente di una destra che in Italia, purtroppo, ha sempre contato pochissimo ma, soprattutto, uno strenuo difensore di principi costituzionali come la libertà di pensiero e d’espressione, la cui importanza ha cercato di trasmettere alle giovani generazioni, educandole con il garbo degli antichi maestri, senza paternalismi o saccenze di sorta.
Prima di quel giorno di luglio, l’avevo incontrato a diciott’anni, andavo ancora al liceo, e la sua presenza mi incuteva quasi timore. Invece era una delle persone più dolci ed affabili che abbia avuto modo di frequentare, forse perché animato da una passione e da un impegno civile pressoché sconosciuti al giornalismo e alla politica di oggi.
Ci mancherà la sua forza d’animo, la sua visione sempre fuori dal coro e dagli schemi, il suo giornalismo cortese ed intenso e quel suo punto di vista, distante dal comune sentire di molti di noi ma perfettamente in linea con quell’ideologia costituzionale che è alla base di Articolo 21 e che ci ha fatto sempre sentire a casa, unendo generazioni e provenienze politiche diverse in un’unica, grande avventura in difesa di ciò che la negazione stessa del pensiero liberale, di cui Federico era un interprete autentico ed orgoglioso, sta tentando da anni di portarci via.
Ciao Federico, ora più che mai, avvertiremo la mancanza del tuo sguardo critico.

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