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Di Battista e l’Isis

 

Di Battista non giustifica, ma comprende chi si fa esplodere in metro per vendicarsi dei bombardamenti del suo villaggio. E’ questo il passaggio più scioccante della sua dichiarazione, usato da petardo per attirare l’attenzione sulla sua  proposta: il terrorista non va eliminato, ma “elevato ad interlocutore”.

Qui siamo alla banalizzazione che fa crollare tutta l’analisi di Di Battista.
Perché come non si esporta la democrazia da fuori, non si elevano gli interlocutori da fuori.
La civiltà della competizione non violenta per il potere  – perché di questo stiamo parlando – si poggia su percorsi culturali endogeni, lunghi e profondi.
Chi pensa che basti invitare dei massacratori dell’Isis a un tavolo di trattative per vederli trasformare in “interlocutori” scambia il desiderio con la realtà.
Comunque Di Battista non merita la gogna,  perché la sua riflessione è tanto confusa nei sollogismi, quanto intenzionale negli eccessi, da apparire platealmente una provocazione. Prendiamola come una buona occasione per lui di esercitarsi nell’accortezza; e per noi, per convivere con le frequenti dichiarazioni sensazionali dei 5 stelle, così come  si sopporta l’amico più estroverso che lucido, che parla sempre a voce troppo alta.

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