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14.Mostra Internazionale di Architettura. Un primo bilancio

 

A  due mesi di distanza dall’apertura della 14.Mostra Internazionale di Architettura , diretta da Rem Koolhaas e situata nelle sedi tradizionali della Biennale ai Giardini di Castello e alle Corderie dell’Arsenale di Venezia, si registra un buon successo di pubblico. Del resto quest’edizione molto aveva puntato sull’elemento spettacolare, coinvolgendo anche gli altri settori della Biennali, quali la danza e il cinema, protagonista, quest’ultimo,alle Corderie con la proiezione  di 82 spezzoni, tratti da film più che celebri, in numero di due per ogni sezione in cui è articolata“Monditalia” . Introdottoda una cortina luminosa, stile Swarovski, il percorso si snoda sulle tracce della Tabula Peuntigeriana del V secolo , rovesciata, però: si parte dal sud ( meglio dalla Libia ) per arrivare al nord.

E’ una disanima delle vicende  italiane, non solo architettoniche, dall’era fascista alla nostra epoca, suddivisa per casi studio: dal colonialismo agli attuali immigrati: dal miracolo economico al terrorismo, 41 casi studi ,di sicuro interesse, ma privi di sintesi.

Di particolare efficacia  la sezione degli spettacoli , con l’affermazione della TV commerciale  di Berlusconi e le edizioni dell’Estate Romana di Renato Nicolini, rivisitate in termini critici. Da non confondere “Monditalia” con il padiglione Italiano, curato da Cino Zucchi, dal titolo “INNESTI/GRAFTING” : innesti è l’inserimento di un monumento contemporaneo in un contesto storico, di cui si illustrano molti esempi sull’intero territorio nazionale. A esemplificare, invece, l’evolversi dell’architettura nell’ultimo secolo si prende ad esempio il caso di Milano, scelta non casuale dato l’imminenza dell’Expo, di cui si sintetizza il progetto.

L’altro perno su cui si articola la mostra, anzi da cui evince il titolo “Fundamentals “ è la rassegna , al padiglione centrale dei giardini, degli elementi costitutivi dell’ Architettura: ovvero finestre, balconi, ascensori, scale mobili, maniglie e persino cessi: in un’ottica storica, che trova il suo elemento di spettacolarità nel tema dei balconi, teatro, notoriamente di show politici di ieri e di oggi.

Infine la partecipazione delle nazioni, lievitate, quest’anno,  a 65, dieci in più della precedente edizione, a conferma- sottolinea il Presidente della Biennale, Paolo Baratta del crescente interesse per questa manifestazione. Quasi tutti hanno rispettato  l’indicazione suggerita da Koolhaas di sintetizzare l’architettura degli ultimi cento anni, prendendo come data di riferimento il 1914, l’anno dello scoppio della prima guerra mondiale. “Absorbing Modernity: 1914 – 2014 ” era il suggerimento. Declinato a volto in maniera didattica, ma pur sempre interessante, vedi gli USA , il Sudafrica, il Perù; in modo creativo come la Francia che riproduce il modello della villa dove era ambientato il film “Mon Oncle” di Jacques Tati ( 1958), falso esempio di illusoria modernità; in modo coraggioso  come il padiglione della Corea del Sud, che include nella sua rassegna anche la Corea del Nord.Di grande impatto il padiglione argentino tutto giocato sull’antitesi tra l’”ideale” della modernità e il “reale” delle effettive concretizzazioni.

Una citazione a parte merita il Cile: qui viene esposto il modulo in cemento armato , donato, nel 1972,dall’allora Unione Sovietica a Salvador Allende, che vi impresse la sua firma prima che il cemento si solidificasse. Quel modulo doveva costituire l’elemento base dell’edilizia popolare.  In effetti si calcola tra il 1945 e il 1985 siano stati costruiti più di 170 milioni di appartamenti. Non in Cile dove il colpo di stato del 1973 pose fine al governo democratico e, dove, per scaramanzia fu anche erosa la firma di Allende e il modulo trasformato in un’edicolacon tanto di statua della  Madonna. Fino al 23 novembre.

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