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Un anno fa l’uccisione di Andrea a Termini, una morte senza colpevoli

 

ROMA – Un anno fa Andrea, una trans colombiana di 30 anni, veniva uccisa a bastonate alla stazione Termini di Roma. Ammazzata di botte, colpo dopo colpo. La mattina del 29 luglio 2013 il suo corpo gonfio per le percosse è stato trovato lungo il binario 10.

Sono passati 365 giorni e ancora non si sa chi ha interrotto la vita di Andrea. La polizia continua le indagini, ma non ci sono indagati. Nessuna telecamera ha ripreso le immagini dell’aggressione, nessuno ha visto nulla, nessun colpevole sta pagando per la sua morte.

Andrea era arrivata in Italia quattro anni fa, piena di sogni. Invece, era finita a vivere per strada, la stazione Termini era diventata la sua casa. Portava sul corpo i segni delle violenze subite: era stata aggredita ad Ostia, aveva trascorso sette mesi in coma e al suo risveglio non aveva potuto più muovere un braccio e trascinava a fatica una gamba.

 
Dopo la sua morte, per cinque mesi è rimasta nell’obitorio del Verano di Roma in attesa che l’ambasciata rintracciasse qualche parente in Colombia. Ma Andrea era sola al mondo. Non lo è stata però il giorno del suo funerale: il 27 dicembre 2013 centinaia di persone si sono strette a lei per darle l’ultimo saluto nella Chiesa del Gesù a Roma, addobbata di fiori bianchi. Erano presenti il sindaco Ignazio Marino, l’ex ministro per l’integrazione Cecile Kyenge, i volontari delle associazioni, i senzatetto della stazione Termini e tante persone comuni accorse anche se non la conoscevano. Francesca Danese, presidente del Cesv, insieme alla Caritas Italiana ha organizzato il suo funerale: “Andrea resterà sempre nel nostro cuore. Purtroppo sono ancora tante le persone che vivono come lei. L’intera città l’ha abbracciata per darle un ultimo saluto, ma il nostro impegno deve essere quello di non ricordarci degli ultimi quando ormai è troppo tardi”.

Se Andrea fosse ancora viva vedrebbe che poco è cambiato. I senzatetto, che continuano a dormire davanti all’ingresso principale della stazione Termini e lungo via Marsala, sono 3.200.Vedrebbe che solo lo scorso anno sono stati 260 i corpi dimenticati rimasti nell’obitorio di Roma aspettando che qualcuno si offrisse di pagare il funerale. Una attesa inutile: a seppellirli in questo caso è l’Ama, l’azienda municipale per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, che con il Comune si fa carico della sepoltura. Vedrebbe che il suo assassino è ancora libero. Ma vedrebbe anche che sono tante le persone che non l’hanno dimenticata.

“Quello che è successo ad Andrea ci ha molto rattristato, ma ci ha insegnato a reagire come comunità”, afferma Padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli di Roma che insieme a Don Enrico Feroci della Caritas Italiana ha celebrato il funerale. “Realtà diverse e lontane si sono unite per pregare per lei. La sua vicenda ci obbliga ad avere più attenzione per tutte le trans che ogni giorno sono esposte ad aggressioni e soprusi. Non le dobbiamo lasciare sole nel momento del bisogno. Andrea è scappata dalla violenza e ha trovato altra violenza. Questo non deve più succedere. E’ morta una nostra sorella ma rimarrà sempre viva nella memoria di tutti noi”.

Di Andrea restano le sue ultime parole, le speranze, le paure che poco prima di morire ci aveva confidato: temeva che qualcuno potesse farle del male, voleva trovare un fidanzato con tanti soldi, cambiare vita perché la strada è “troppo brutta”. Restano pochi minuti di un video in cui sorrideva alla telecamera e si sistemava i capelli tinti di biondo raccolti in due codini. Resta il suo sguardo pieno di fiducia, nonostante tutto. (Maria Gabriella Lanza)

Da redattoresociale.it

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