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Cambiare la Rai? Ne parliamo da almeno venti anni senza riuscire nell’intento

 

Era il gennaio 2012 quando – invitato alla riunione dei quadri dirigenti sindacali a Stigliano – chiesi che fosse il sindacato a muoversi verso l’unificazione dei tre telegiornali sotto un’unica direzione.E la scelta fu in assoluta coerenza con la storia dell’ Usigrai che per primo bollo’ la tripartizione degli anni ’80 dicendo che nasceva una Rai “a canne d’organo”. Quindi Matteo Renzi arriva per lo meno secondo con la sua proposta.
Cambiare  la Rai? Ne parliamo da almeno venti anni senza riuscire nell’intento. Una cosa e’ chiara :le colpe le porta la politica,innanzitutto la politica,anche se è innegabile che qualcosa pende anche sulle spalle del servizio pubblico,inteso nella sua globalità (e oggi mi asterrò dal richiamare,invece,le milioni di ragioni per le quali chi lavora in Rai può e deve esserne orgoglioso).
Cominciamo dalle colpe dell’Azienda.
Da quanto anni vengono denunciati sprechi,nella totale inazione dei vertici aziendali ( di qualsiasi colore si siano succeduti)?
Collaborazioni inutili,appalti costosi e spesso non all’altezza dell’impegno richiesto (società’ che si presentano lavorando al risparmio,con il giovane tuttofare che realizza le riprese,monta e poi magari non riesce ad inviare il servizio) mentre le forze interne,di una qualità professionale che ha pochi esempi al mondo,rimangono inattive.
Casi patenti di incapacità’.
Con il piano digitalizzazione in corso a Saxa Rubra (la cittadella dell’ informazione) siamo al paradosso che i sistemi tecnologici di una palazzina non riescono a dialogare con quelli di un’altra!
Due reti di sport aperte per 24 ore con costi faraonici.
E di esempi se ne potrebbero fare ancora.
Ma ci sono anche le colpe della politica.Un esempio pratico.
Ero segretario dell’ Usigrai e riuscii ad imporre (ripeto:imporre) all’ Azienda l’unificazione della Radio. A quel tempo esistevano tre testate con tre direttori,nove vicedirettori e una sequela di capiredattori;tre reti con tre direttori,nove vicedirettori…in più c’era la testata per l’Informazione per l’estero con tutti i suoi dirigenti.
La mia scelta di unificare tutte queste reti e testate sotto un’ unica direzione certo non fece esultare i colleghi della radio che sarebbero stati chiamati ad un lavoro molto maggiore e senza più le stesse aspettative di carriera,eppure la condivisero.
Sapete come fini’? Che la Radiorai si rilancio’ sul mercato ma dopo qualche mese la Rai aveva già creato altre tre testate radiofoniche per soddisfare gli appetiti della politica!
Oggi Renzi parla di superamento della tripartizione.Ripeto:arriva quanto meno secondo ma è fortunato perché trova un’organizzazione sindacale che ha già dimostrato di sapersi mettere in gioco.
E perché,potrebbe essere a questo punto la domanda,il sindacato non e’ andato avanti sul superamento dei tre Tg ? Perché noi il coraggio di farlo lo avremmo avuto ma la politica no.
Un piano del genere darebbe un potere enorme a chi vince le elezioni,il controllo assoluto dell’informazione pubblica.Di fronte ad una ipotesi del genere la politica sarebbe in grado di assicurare una governance all’Azienda che la renda davvero autonoma?
Qui sta la sfida che aspetta il governo.
Vedremo se la maggioranza che sostiene Renzi e’ davvero pronta per portare la Rai fuori dal controllo dei partiti.
Vedremo se la legge sull’emittenza costruirà davvero un sistema equilibrato (magari tenendo dentro anche la legge sul conflitto di interessi!).
Quando nacque la Gasparri l’obiettivo – più volte denunciato dal sindacato – era il mantenimento del duopolio Rai-Mediaset (simul stabunt simul cadent).Oggi deve essere chiaro che la nuova normativa non potrà e non dovrà favorire Rai o Mediaset ma neanche altri soggetti,magari fra quelli emergenti sul mercato.
Una legge che preveda (come nelle aziende tedesche) la presenza del sindacato nel consiglio di amministrazione (naturalmente senza diritto di voto).
Una legge che lasci la Rai come un soggetto forte del mercato,in grado di battersi ad armi pari con i concorrenti.
Altrimenti – scelta del tutto legittima – si dovra’ avere il coraggio di dire che il servizio pubblico non serve più  ma occorrerà altrettanto coraggio nel dire che alcune cose non esisteranno più: come – e’ l’esempio più stupido – le partite del campionato del mondo di calcio che costano all’abbonato (quello che non evade il canone)  0,50 centesimi ad incontro!
E’ una sfida che chi crede davvero nel servizio pubblico aspetta da anni.

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